Io?

La recensione del libro di Peter Flamm edito da Adelphi, 143 pp., 18 euro
24 LUG 24
Ultimo aggiornamento: 02:28
Immagine di Io?
"Adesso devi solo riposare. Non devi pensare, non devi raccontare niente, solo dormire. C’è tempo per ogni cosa. La guerra è finita, e tu sei qui con me. Ora va tutto bene, no?”. Un uomo è appena tornato dalla guerra, è il 1918, e non riconosce le persone intorno a lui, non si riconosce. “Sto dentro al mio corpo e lo sento giacere”, dice, “le mani sulla coperta, il sedere sulla stoffa morbida, il cervello sguazza nel cranio, attraverso i muscoli corrono nervi bianchi e vene scure. Chi sono io, chi sono io?”. Lui adesso è un altro uomo – o si sente un altro uomo – “è semplicissimo, basta solo cambiare abito, i nomi fanno le persone, e io ora sono il dottor Hans Stern”. Dice di aver rubato il passaporto da umile fornaio morto sul fronte, Wilhelm, di esser diventato il dottor Stern e di essere tornato a Berlino a casa sua. E’ accusato di un crimine e noi non sappiamo se davvero c’è stato uno scambio, volontario, di persona, o se tutto è un delirio, frutto delle ferite e dello sconvolgimento dopo i mesi passati in trincea, sotto le bombe. Dei testimoni non possiamo fidarci. Come scrive nella postfazione Manfred Posani Löwenstein – postfazione dal titolo chiave: “Un morto che parla” – “i disturbi del protagonista somigliano all’interferenza tra due segnali radio. Ogni cosa è scissa, lacerata”. Hans – o Wilhelm – è un impostore o un malato? Quando ci racconta del suo adattarsi a una vita borghese, mente o è in delirio? Il libro è un esercizio che gioca con la percezione e con la fiducia che il lettore può avere nel narratore, e negli altri personaggi che appaiono e che cercano di smascherare il protagonista. “Non sono io qui, non è mio questo braccio che si alza, non sono miei questi capelli ora bianchi, non è mio il crimine, non è mio il crimine”.
Adelphianissima la biografia dell’autore Peter Flamm, che si chiamava in realtà Eirich Mosse. Ebreo nato a Berlino a fine Ottocento. Borghesia urbana, parentele con Erwin Panofsky e futuri Nobel della Chimica. Da psichiatra ebbe in cura i reduci della Prima guerra mondiale affetti da shell shock, nevrosi e stress causati dal conflitto. Suo fratello, che si chiamava Hans, morì a Verdun nel ’16. Il libro Io?, Ich?, è il suo esordio, lo pubblica nel 1926 e La Neue Freie Presse lo recensisce dicendo che: “Le frasi tremano di eterna tragedia umana”. Fino a oggi non era mai stato tradotto in nessuna lingua (questa è la prima volta, con traduzione di Margherita Belardetti), nonostante avesse avuto un discreto successo – lo consigliarono anche Stefan Zweig e Albert Ehrenstein. Come molti del suo ambiente, dopo la presa di potere di Hitler, Mosse partirà dalla Germania per non tornarci più. Prima a Parigi e poi fino a New York. Amico dei Mann, ebbe tra i suoi pazienti persone come William Faulkner, prima di morire a Manhattan negli anni Sessanta.
Peter Flamm
Io?
Adelphi, 143 pp., 18 euro