una fogliata di libri

Il mestiere della poesia

Matteo Moca

La recensione del libro di Jorge Luis Borges edito da LUISS University Press, 160 pp., 18 euro

Le lezioni americane che Italo Calvino avrebbe dovuto tenere a Harvard tra il 1985 e il 1986 hanno un valore testamentario, sono l’inconsapevole chiusura di un cerchio, una serie di riflessioni sulle forme della letteratura nella contemporaneità e un’indagine razionale sulla propria opera. Anche Jorge Luis Borges fu chiamato a Harvard per tenere una serie di lezioni alla fine degli anni Sessanta: quei nastri, rimasti a lungo nascosti tra le volte della biblioteca dell’università, hanno trovato la luce dopo molto tempo e già dalla prima lezione, “L’enigma della poesia”, si intuisce come, a differenza di Calvino, Borges decida di sondare come un rabdomante l’ignoto, il labirinto della poesia. Borges ha scritto molti libri e queste pagine (tradotte da  Vittoria Martinetto e Angelo Morino) non mutano l’immagine che abbiamo di lui, ma si tratta comunque di un tesoro prezioso per poter conoscere il lato più segreto di uno scrittore che si credeva prima di tutto, come ricorda anche qui, un lettore. Come il titolo suggerisce, Borges affronta qui la poesia nello stesso modo in cui un artigiano fronteggia la materia con cui deve costruire il suo artefatto, cioè smontandone le parti alla ricerca dei meccanismi più elementari: così lo scrittore argentino si addentra tra la natura e i significati della metafora (da Beowulf all’Apocalisse di Giovanni, da Shakespeare a Byron), riflette sull’antica poesia epica (muovendosi con commovente agilità tra Omero e il suo lascito nella letteratura contemporanea) o su cosa significhi tradurre (una vertiginosa indagine “sul senso e sul suono in poesia”), ma mostra anche i rischi legati alla testarda ricerca di un significato nel testo poetico. Si rimarrebbe delusi se si cercasse in queste pagine il segreto della poesia, perché Borges dice di essere arrivato a una sola conclusione definitiva sull’argomento, ovvero che ogni volta che affronta una pagina sente “di dover riscoprire la letteratura” e che ha “solo perplessità da offrire”. Già dagli anni Sessanta la cecità di Borges era diventata quasi totale (racconta ne L’oro delle tigri lo spazio giallo informe che ormai si stagliava davanti ai suoi occhi), ma la sua memoria prodigiosa gli permetteva di muoversi con la mente tra epoche e lingue diverse, come accade in queste lezioni dove cita a memoria da ogni letteratura: nonostante questa cultura straordinaria, Borges sostiene la necessità di continuare a leggere, studiare e comprendere, e la pericolosità di qualsiasi idea granitica. Un insegnamento non da poco da parte di uno scrittore che Calvino, proprio nelle sue Lezioni americane, definiva artefice di “aperture verso l’infinito”.

    

Jorge Luis Borges
Il mestiere della poesia
LUISS University Press, 160 pp., 18 euro

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