Il bambino dell’apocalisse

La recensione del libro di Lucio Biasiori edito da il Mulino, 200 pp., 20 euro

29 APR 26
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Nel sud della Francia, agli inizi del Trecento comincia a circolare una lettera attribuita al Gran Maestro dei cavalieri Ospitalieri. Comunica la nascita a Babilonia di un bambino straordinario, che fin dai primissimi mesi di vita parla con saggezza e opera prodigi. Con tutta probabilità – avverte la missiva – si tratta dell’Anticristo, ed è bene che i cristiani si preparino alla battaglia finale che sta per scatenarsi. Fin dalla sua prima comparsa, l’improbabile annuncio suscita reazioni disparate: se già all’inizio c’è chi lo squalifica come inverosimile, fra il popolino attecchisce tenacemente; e anche fra i dotti molti concludono le proprie critiche con qualche “ma”: è inverosimile, “ma” è vero che i tempi sono duri, e alla battaglia con l’Anticristo bisogna sempre essere pronti… Così la nostra lettera continua a circolare per secoli, da un capo all’altro dell’Europa, in forme via via modificate ma col nocciolo sempre riconoscibile; l’ultima apparizione risale addirittura al 1792.
Come si spiega tanta longevità – si domanda Lucio Biasiori, docente di Storia moderna a Padova – per una notizia così inverosimile? Perché i ripetuti divieti di annunciare la venuta dell’Anticristo come un evento databile non l’hanno fermata? La risposta è articolata. Un primo fattore attinge alle leggi della comunicazione: se una notizia è attribuita a una fonte autorevole tendiamo a prestarle fede, così come la rinforza il fatto di aver circolato a lungo; e dato che tendiamo a far circolare notizie a cui magari non crediamo tanto ma che ci sembrano interessanti, ecco che la fake new ante litteram si alimenta da sé. Inoltre “simili notizie rispondevano al bisogno di spiegare la presenza del male nel mondo”, e di spiegazioni del genere gli esseri umani sono sempre affamati: le dinamiche dei social non sono così diverse da quelle dei fogli a stampa dei secoli andati…
L’ultimo elemento ha a che fare con le circostanze storiche. La profezia riemerge infatti regolarmente nel contesto di conflitti politici, sociali, religiosi, dalla paura del Turco seguita alla caduta di San Giovanni d’Acri del 1291 alla rivoluzione francese, passando – per citare solo qualche caso – per Giovanna d’Arco, la Riforma protestante, la rivoluzione inglese del Seicento, lo scisma in Russia dei Vecchi credenti. E sempre la lettera serve per bollare come Anticristo – in modi ora diretti ora velati – il proprio avversario. Evidentemente oggi l’annuncio del Gran Maestro è arrivato anche nella Silicon Valley… 
   
Lucio Biasiori
Il bambino dell’apocalisse
il Mulino, 200 pp., 20 euro