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Cosa rende brutto un libro brutto?
"Il libro brutto dei libri brutti" curato da Auroro Borealo è un catalogo degli orrori e insieme un’opera di alta filologia, benché divulgativa e spassosa
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2 MAY 26

Sì, ma cosa rende brutto un libro brutto? Per rispondermi ho consultato l’autorità massima in materia, il catalogo degli orrori ovvero Il libro brutto dei libri brutti curato da Auroro Borealo per Blackie Edizioni (con Davide Rossi, 320 pp., 22 euro). Si tratta di una Wunderkammer suddivisa per temi: dalla politica, che parte con guida alle discoteche che Gianni De Michelis scrisse nel 1988, passa poi a salute, comicità, religione, e così via senza alcuna pretesa di completezza, visto che nelle ultime pagine figura una carrellata di copertine di ulteriori libri brutti sufficiente a lasciar presagire un secondo, un terzo volume. Si tratta però anche di un’opera di alta filologia, benché divulgativa, in quanto Borealo non è solo collezionista, morboso accumulatore di libri improponibili; ne è anche attento e forse ancor più morboso lettore e rilettore, incaponito nello scovare dettagli testuali che screditino l’intera qualità dell’operazione più ancora della lampante assurdità del titolo, dell’argomento o dell’immagine di copertina. Qui sta forse la soluzione al mio quesito. Sono tutti bravi a fare un libro “scritto” da una personalità che nulla c’entra con la scrittura, che sostiene tesi balzane e che fa piazzare in copertina una narcisistica foto da cenotafio. Non faccio esempi, basta che facciate un salto in libreria; del resto, già Anna Maria Ortese considerava che perplessità e noia sono garanzia di sicure vendite. Per produrre un libro davvero brutto bisogna invece sporcarsi le mani e scendere a patti con la necessità di sbagliare l’impaginazione, rendere incoerenti il titolo in copertina e quello nel frontespizio, ottenere una prefazione da una persona a casaccio e – per i più talentuosi – non uniformare i diversi caratteri dei brani che si copincollano da internet. La discriminante fondamentale appare tuttavia la mancanza di unitarietà nell’esposizione, che si tratti di una raccolta di barzellette che agghiacciano o della convulsa e ondivaga apologia della propria vita diramata da firme che poi si rivelano non solo autori raccapriccianti, ma anche persone discutibili. Non a caso una delle più nutrite sezioni del Libro brutto dei libri brutti è “carcere”.