Cattivi

La recensione del libro di Silvia Stucchi edito da Ares, 304 pp., 16 euro

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5 MAY 26
Ultimo aggiornamento: 01:54 PM
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E vissero per sempre felici e cattivi. Il nuovo libro di Silvia Stucchi "Cattivi", come già altri lavori di questa studiosa che combatte la santa battaglia di portare la cultura classica in una dimensione popolare e fruibile, ci aiuta nel rendere giustizia a numerosi personaggi dell’antica Roma (da Silla a Tiberio, da Livia a Nerone, fino a Giuliano l’Apostata), ingabbiati in una cattiva fama che scontano ingiustamente. Colpa delle fonti, che spesso furono loro avverse per questioni personali e politiche. Ma colpa anche dei parametri morali assai diversi in cui era inquadrato il mondo antico: un’epoca in cui la violenza era un’opzione politica (siamo poi tanto migliori?) e la vita un fatto aleatorio. Non degli stinchi di santo, dunque, i grandi personaggi del passato di cui ci parla Stucchi, ma neanche dei mostri peggiori di tanti altri passati alla storia sotto migliore fama. Ad esempio: chi non conosce la pazzia di Caligola? Ma fu davvero così? O forse questo imperatore sconta il fatto che su di lui non ci siano rimaste le pagine di uno storiografo come Tacito (un autore sì orientato, ma anche serio e ordinato), ma solo i pruriginosi e iperbolici aneddoti riportati da Svetonio? Oppure prendiamo Tiberio: che ricordo ci rimane di lui dalla scuola, se non che aveva un caratteraccio ed era un ipocrita? Invece, proprio a questo grande imperatore Stucchi dedica pagine rigorose e commosse, aiutandoci a delineare il carattere di un uomo “chiuso e apparentemente enigmatico, tipico di un uomo solo, che per tutta la vita ha perseguito il dovere, sacrificando a esso le sue inclinazioni più autentiche, senza però ricavare, per lungo tempo, grande apprezzamento da questo suo spirito di servizio”. Al contempo, Stucchi ci aiuta a tirar giù dal piedistallo grandi nomi, come quello di Ottaviano Augusto, comunemente incensato e ammantato di un’aura di moralità, in realtà geniale quanto astuto e frigido, non esente da qualche scappatella, e capace di convincere l’ecumene che la pace fosse preferibile alla libertà individuale. Belle sono poi le pagine dedicate a grandi personaggi femminili come Lesbia, Fulvia e Livia, che scontano tra le altre cose la colpa di essere state donne intraprendenti ed emancipate (rispetto ai parametri dell’epoca) in un contesto che moralizzava pesantemente la figura della matrona ideale. Questi personaggi giganteschi, che, come ogni cattivo che si rispetti, tanto hanno affascinato la posterità con le proprie malefatte vere o presunte, ci vengono restituiti sotto una luce nuova, proiettata da Stucchi che, oltre a essere una studiosa aggiornata, è ormai anche una scrittrice riconosciuta e frizzante, capace con il suo stile di ricordare anche al lettore più profano una verità che spesso ci scordiamo: la storia è una bella storia. 
   
Silvia Stucchi
Cattivi
Ares, 304 pp., 16 euro