Preghiere

La recensione del libro di Marina Cvetaeva edito da Magog, 108 pp., 18 euro

di
13 MAY 26
Immagine di Preghiere
Nel testo Il poeta e il tempo Marina Cvetaeva scrive: “I versi sono i nostri figli. I nostri figli sono più grandi di noi perché vivono di più, più a lungo. Più vecchi di noi, vengono dal futuro. E’ per questo che a volte ci sono estranei”. Si tratta di una riflessione sul tempo della poesia – l’intero saggio si domanda cosa significhi, per un poeta, essere contemporaneo – che ben si accorda alle liriche in cerca di un tempo ulteriore di Marina Cvetaeva, poesie in cui, nell’arco dell’intera sua vita (nata a Mosca nel 1892 e morta suicida nel 1941 a Elabuga, in Russia, dopo i periodi trascorsi dolorosamente a Praga e a Parigi), la poetessa russa ha dialogato, pregato e invocato Dio e che Lucio Coco in questo volume dal titolo editoriale Preghiere ha raccolto e tradotto con una cura che è anche fratellanza e condivisione. Molte poesie risalgono agli anni tra il 1918 e il 1922, il periodo in cui la caduta dello zarismo e l’instaurarsi del potere bolscevico annientano quello spirito luminosamente religioso che aveva fatto grande la letteratura e la filosofia russa nelle pagine di Lev Tolstoj, Pavel Florenskij, Anna Achmatova e molti altri. Da questo punto di vista l’invocazione al divino assume per Cvetaeva anche un carattere di resistenza alla morte di Dio (“E di nuovo davanti a te piego le ginocchia / In lontananza invidiando la Tua corona di stelle. / Fammi capire, Cristo, che non tutto è tenebra”), allo sgretolarsi delle icone e allo smantellamento dei monasteri (che durante la rivoluzione in alcuni casi si trasformeranno in dormitori per chi non aveva dove stare), un lampo di luce, una richiesta di presenza (“Cristo e Dio! Io ho sete del miracolo / Adesso, ora, all'inizio del giorno”) in una società violentemente secolarizzata e di cui, per certi versi, si vedono ancora oggi i risultati in un modo dove Dio sembra scomparso per l’incuranza degli uomini e per uno spirito svuotato di ogni serio pensiero trascendentale (“Libri e templi / dopo aver dato agli uomini – tu hai preso il volo”). Tra immagini afferenti all’Antico e al Nuovo Testamento, letture non convenzionali di episodi biblici (su tutti la Crocifissione di un Cristo bambino: “Se i sogni ti comandano / di andare verso una ‘bellezza sconosciuta’, / Tu ricordati dello sguardo mite / Del piccolo sulla Croce”) e un ostinato ancoraggio al calendario liturgico che non smette mai di alimentare l’ispirazione (come l’idea di un’Apocalisse a cui seguirà una nuova Pentecoste, “una lingua di fuoco sulla bionda nuca – e in gola il fuoco”), queste poesie di Marina Cvetaeva trasmettono tutta la forza della ricerca di un’anima che necessita di un Altro per comprendere il proprio tempo e immaginarne uno nuovo che lo possa riscattare. (Matteo Moca)
   
Marina Cvetaeva
Preghiere
Magog, 108 pp., 18 euro