Interno indiano

La recensione del libro Banu Mushtaq edito Frassinelli, 288 pp., 20 euro

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"Volevo disperatamente essere libera da una vita così soffocante": in questa frase c’è molto della lettura del libro di Banu Mushtaq, Interno indiano, edito da Frassinelli e grazie al quale l’autrice ha vinto l’International Booker Prize nel 2025. Mushtaq, scrittrice, attivista e avvocata indiana ha scritto dodici racconti prendendo ispirazione dalle storie di chi si rivolgeva a lei per chiederle aiuto e ha dato forma a uno spaccato di umanità crudo, attuale, e soprattutto spesso taciuto: la vita di donne e ragazze nelle comunità musulmane dell'India meridionale. Attorno a loro c’è tutto un universo che si dispiega agli occhi dei lettori: una vita domestica che pesa interamente sulle spalle delle donne, il potere patriarcale e religioso, le violenze, gli abbandoni, i sacrifici delle madri, le aspettative della società, i conflitti, i desideri carnali, le gelosie, il rigore dei ruoli, gli slanci verso una libertà spesso negata, le regole da rispettare. Il filo rosso che segue i racconti sono i legami familiari e tutto ciò che accade nelle stanze più segrete delle relazioni e delle loro abitazioni. L’antologia raccoglie momenti ed estratti di vita che aprono a riflessioni e punti di vista sempre diversi, che non fanno sconti alla realtà: “Mia nonna diceva sempre che quando muore una moglie per il marito è come un colpo al gomito. Hai presente, no? Zeenat, se ti fai male al gomito il dolore per un attimo è fortissimo, insopportabile. Ma solo per pochi secondi, poi non si sente più nulla. Non resta la ferita, né il sangue, né la cicatrice, né il dolore”.
Con una scrittura lucida ed essenziale, e lontana da ogni semplificazione, Mushtaq presenta personaggi contraddittori, spesso fragili e talvolta anche comici nella loro ostinazione a vivere, o sopravvivere: “Quando la sera cominciò a perdere la sua luce, le lampade si accesero intorno alla casa. Ma la lampada nel cuore di Mehrun si era spenta molto tempo prima. Per chi avrebbe dovuto vivere? Qual era il punto? Le pareti, il tetto, i piatti, la stufa, il letto, i recipienti, la pianta di rose nel giardino davanti casa: niente di tutto questo riusciva a rispondere alle sue domande”. L’autrice si rivela un’attenta osservatrice della natura umana in tutte le sue sfumature e getta lo sguardo su un mondo che spalanca le porte di casa e chiede di essere conosciuto. Il suo è un manifesto intimo e politico sulla condizione femminile, raccontato anche dietro l’inaspettato del gesto quotidiano.
   
Banu Mushtaq
Interno indiano
Frassinelli, 288 pp., 20 euro