Nel cuore del gatto

La recensione del libro di Jina Khayyer edito da Iperborea, 304 pp., 19,50 euro

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Cos’è che ti definisce quando nemmeno il tuo corpo ti appartiene? Quando i tuoi desideri non contano nulla, ma rappresentano una minaccia? Quando soffocare ogni parola significa morire ogni giorno e parlare significa morire lo stesso? La libertà è l’unica cosa per cui lottare, anche se è vulnerabile. Ma non hai tempo per pensare alle conseguenze, perché se ci pensi il coraggio ti abbandona. Non resta che “fare ciò che si deve fare” con l’unica arma a disposizione: il tuo corpo.
E’ il 2022 quando Jina Mahsa Amini, in visita a Teheran con la famiglia, viene arrestata per un presunto uso scorretto dell’hijab, il velo. Trascinata su un furgone, viene portata via. Per sempre. Jina, nome curdo per “colei che dà la vita”, viene assassinata dalla polizia morale a ventidue anni. Il suo diventa il nome della prima rivoluzione al mondo guidata da donne in Iran, simbolo della resistenza contro il regime degli ayatollah. Jina, il nome di tutte le donne “dai pesci alla luna” espropriate dei propri diritti.
Un nome che la collega alla voce narrante, anche lei Jina, di origini iraniane ma nata e cresciuta in Europa, il cui pensiero quel giorno corre alla sorella Roya e alla nipote Nika, che vivono a Teheran e hanno abbracciato la lotta. Si apre qui una crepa nel tempo che riporta Jina ai suoi vent’anni, al suo primo viaggio in Iran, alla scoperta di una terra sconosciuta ma alla quale sente di appartenere.
Con Nel cuore del gattoJina Khayyer disegna il volto di un paese “bello e brutale al tempo stesso”. E se “il mondo è un pavone, l’Iran la sua coda”, come recita un proverbio persiano, scopriamo una lingua in cui ogni parola è poesia, come pietre preziose nelle fenditure del quotidiano. Storie e tradizioni millenarie che continuano a vivere nella resistenza di Iman, che fa del proprio corpo un simbolo di ribellione indossando abiti maschili e girando senza velo. Un Iran segnato da speranze disattese come quelle delle zie di Jina, a cui la Rivoluzione islamica ha portato via l’amore e i sogni, trasformando il corpo femminile nel primo territorio da controllare: donne private della libertà da un giorno all’altro, in un paese diventato una prigione.
Il dolore di chi vive nella diaspora, sospeso tra il desiderio di emancipazione e la nostalgia per il proprio paese, si intreccia al coraggio delle nuove generazioni che lottano negli spazi clandestini per l’autodeterminazione. Perché “sotto la sabbia dell’Iran sono sepolti un’infinità di sogni che attendono di avverarsi”.
   
Jina Khayyer
Nel cuore del gatto
Iperborea, 304 pp., 19,50 euro