Lockerbie

La recensione del libro di Giorgio Zanchini edito da Laterza, 160 pp., 16 euro

3 GIU 26
Immagine di Lockerbie
I giorni sono quelli che precedono le feste natalizie e Parigi esprime il meglio della sua bellezza struggente: un po’ decadente, ma anche estremamente frizzante. La scena si apre in un’enoteca-ristorante del primo arrondissement nelle vicinanze dei giardini del Palais Royal con tutti i riferimenti tipici di filosofi e letterati che porta con sé la grande capitale francese. All’interno del locale Willi’s lavora un giovane italiano, uno studente e futuro giornalista che proprio lì incontra e stringe un lungo dialogo per tutta la sera con una giovane donna inglese di nome Sophie. Siamo nel 1988 e ancora sembra di poter vivere pienamente e liberamente la leggerezza degli anni Ottanta. Qualche giorno dopo, Giorgio scoprirà invece che Sophie è rimasta uccisa nella strage di Lockerbie, il paese scozzese su cui pioveranno i resti dell’aereo di linea diretto a New York e dei suoi poveri passeggeri.
Si apre con un forte riferimento autobiografico alla Emmanuel Carrère l’indagine di Giorgio Zanchini, "Lockerbie", ma lontano da ogni forma di protagonismo narcisista l’autore recupera i panni del giornalista d’inchiesta ricostruendo con estrema precisione non solo i complessi fatti che diedero corpo al tremendo attentato, ma anche come venne recepito dai media e in particolare come venne vissuto da una società europea allora già ampiamente scossa dai lunghi anni del terrorismo. Zanchini ripercorre le tracce di Sophie a quasi quarant’anni dalla sua morte e insieme ricerca le dinamiche politiche che diedero forma a una tragedia abilmente orchestrata e al tempo stesso banalmente trascurata. I protagonisti sono persone comuni, vittime occasionali di un disegno perverso e al tempo stesso mai per davvero sotto il controllo, dei suoi presunti burattinai. Sono coinvolte le spie occidentali e i terroristi mediorientali, la Libia e Malta, Londra e New York. Difficile dipanare un intreccio che rivela un’abilità cinica e al tempo stesso una stupidità spiegabile solo con una perversa attitudine alla banalità del male. Nel mezzo la vita di una ragazza colma di desideri e di passioni, una donna pronta alla vita che rappresenta in fondo tutti coloro che a bordo di quell’aereo erano alla ricerca ognuno della propria felicità. Zanchini è abile a offrire una cronaca puntuale dei fatti e la loro stessa mistificazione. La tragedia di Lockerbie non si chiude con una verità certa, ma solo con una serie di ipotesi coerenti, forse i fatti e i motivi sono ben archiviati in qualche ufficio dei sevizi americani o britannici. Resta però il ricordo e le forme che nel tempo assume. Zanchini ritorna a Parigi, ritorna quarant’anni dopo da Willi’s per ritrovarlo giusto solo un poco più grande tutto il resto invece appare invariato, compresi i giovani che lo frequentano tra bevute e risate.
    
Giorgio Zanchini
Lockerbie
Laterza, 160 pp., 16 euro