Thomas Hobbes. Il Leviatano

La recensione del libro di Horst Bredekamp, Castelvecchi, 280 pp., 25 euro

Immagine di Thomas Hobbes. Il Leviatano
Per comprendere una delle svolte più importanti verificatesi nella plurisecolare storia delle dottrine politiche è necessario fare riferimento alla Bibbia e, segnatamente, al Libro di Giobbe, nel quale, ai capitoli 40 e 41, viene descritto il “Leviatano”, una sorta di mostro marino orribile e invincibile. E proprio Il Leviatano è il titolo del famoso capolavoro del pensatore inglese Thomas Hobbes (1588-1679), che in quell’opera delineò le sue teorie politiche, che hanno fatto di lui il padre dell’assolutismo moderno. Materialista ed empirista, Hobbes ritiene che l’uomo sia egoista per natura e che, pertanto, ciascuno rappresenti una grave minaccia per il proprio simile (homo homini lupus). Ciò fa sì che la convivenza si risolva in un’incessante guerra di tutti contro tutti (bellum omnium contra omnes). Essendo questa una situazione insostenibile, gli uomini, per aver salva la vita e poter continuare a convivere senza essere oppressi e paralizzati dalla paura, stipulano un patto che prevede l’obbligo di rispettare alcune leggi fondamentali. Ma come essere sicuri che l’accordo regga? Soltanto mettendo tutto il potere nelle mani di un sovrano che garantisca il rispetto delle regole. Egli è esterno al patto, come un arbitro che non appartiene a nessuna delle squadre in campo, e in tal modo incarna il governo assoluto, ovvero sciolto da ogni legame e da ogni limite, a cui tutto il corpo sociale obbedisce volontariamente, rinunciando alla libertà pur di vivere in pace. Pubblicato nel 1651, Il Leviatano presenta un frontespizio divenuto celebre, e proprio “da questa figura emblematica prende avvio l’indagine di Horst Bredekamp, che ne rivela la natura di autentico dispositivo politico, molto più che di semplice ornamento editoriale”. Storico dell’arte di chiara fama e docente presso la Humboldt-Universität di Berlino, l’autore guarda alla pagina iniziale del testo hobbesiano in qualità di esperto di “strategie visuali” e ne sa cogliere bene anche lo spessore dottrinale: “È da notare – egli afferma – come lo scritto di Hobbes sullo stato moderno abbia conservato la sua grande, ostinata attualità, in modo ancor più evidente rispetto al passato. Gli esempi sempre più frequenti di failed States (“Stati falliti”) hanno infatti prodotto nuove e contrastanti valutazioni, in base alle quali è stata pretesa l’inalienabilità delle prestazioni statali di neutralizzazione dei conflitti e, nel senso migliore dell’espressioni, del ruolo pacificatore dello stato”.
Thomas Hobbes. Il Leviatano
Horst Bredekamp
Castelvecchi, 280 pp., 25 euro