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Tyrannis
La recensione del libro di Goffredo Buccini edito da Neri Pozza, 496 pp., 22 euro
1 LUG 26

E chi l’avrebbe mai detto, negli ottimisti anni Novanta, che ci saremmo ritrovati pochi decenni dopo a parlare di nuovo di democrazia come di un animale in via d’estinzione? Come è accaduto? Prendendo vari casi studio e analizzando gli sconvolgimenti globali dell’ultimo quarto di secolo Goffredo Buccini nel suo "Tyrannis, il secolo delle nuove autocrazie e l’ultima reazione democratica", ci racconta i pezzi di questo puzzle, i passaggi di questa “apparente incompatibilità fra democrazia e globalizzazione”. “L’occidente nel Terzo millennio è circondato di nemici, prima ancora che sul piano militare su quello culturale”, scrive, e quindi conosciamoli, per capire come abbiano fatto le democrazie liberali a farsi mangiare dai populismi, da Cambridge Analytica, dalle crisi economiche, dalla Russia imperialista, dai terroristi e dai fondamentalismi, dal sovranismo e dalla presunta neutralità dell’algoritmo. La sconfitta di Al Gore, le menzogne all’Onu sulle armi di distruzione di massa, Guantánamo, Romano Prodi, il “sogno europeo” di Rifkin e quello “cinese” di Xi, Alan Greenspan, Angela Merkel, la crisi della Grecia, il Whatever it takes draghiano, i dipendenti di Wall Street con le scatole di cartone, la “primavera americana” di ‘Barry’ Obama, Charlie Hebdo e il Bataclan, Viktor Orbán e i gemelli polacchi Kaczynski, il Covid, l’Ucraina, Navalny, il 7 ottobre, Hamas, i coloni, Gaza… E Donald Trump, ovviamente. Serve rivedere con lucidità i momenti più salienti per renderci conto di come siamo arrivati qui, a questa crisi profonda. “Quando è morta l’Onu?”, si chiede l’autore. “Quale evento possiamo scegliere per certificare il decesso di un’organizzazione nata con i migliori ideali, cresciuta per anni sulla finzione che esistesse davvero la legalità internazionale e pian piano degradata allo status di pletorica tribuna egemonizzata da dittatori e autocrati?”. Quand’è che ci siamo resi conto che Fukuyama si era illuso?
Buccini non solo è colto, ma sa usare la sua esperienza di inviato per unire i puntini di quello che ha visto e studiato in questi anni, e così ci regala questo corso accelerato di contemporaneità, questo catalogo di storie e pericoli e coincidenze e idee, con i profili dei protagonisti di questo quarto di secolo in cui il liberalismo rischia di diventare, anche in occidente, una parentesi del percorso umano. Ma Buccini cerca di non farsi abbattere dal pessimismo apocalittico che oggi rischia di colpirci non appena ci cade l’occhio sulle news, e prova a spronare forse l’unico attore che oggi può provare, se non altro, a rattoppare le fratture. “Rammendare liberalismo e democrazia, due parti del nostro vestito comune che si sono strappate venticinque anni fa, dev’essere la missione europea: una missione tanto istituzionale quanto rivoluzionaria”.
Goffredo Buccini
Tyrannis
Neri Pozza, 496 pp., 22 euro
Tyrannis
Neri Pozza, 496 pp., 22 euro