Universitari precari

Fioramonti chiedeva un miliardo. I ricercatori ne pretendono uno e mezzo. “E’ ciò che è stato sottratto in dieci anni agli atenei” ha spiegato a Repubblica Tito Russo, della Flc-Cgil. Il 9 gennaio dottorandi e studenti universitari hanno manifestato in almeno dieci città italiane per difendere i propri diritti. La manovra, dicono, non offre abbastanza risorse agli atenei. Qualche numero dell’Adi per fissare le coordinate del precariato nelle università italiane. Pillole di Samuele Maccolini.
8.960
Sono i posti di dottorato banditi in Italia nel 2018. L’anno precedente erano stati 9.288 (-3,5 per cento). Nel 2018 il 16,9 per cento dei dottorati è senza borsa. Questa è una percentuale in progressiva riduzione negli ultimi anni. Secondo l’Anvur, tra il 2010 e il 2016, le borse non finanziate sono passate da 4.661 a 1.648.
43,4 per cento
Di tanto sono diminuiti i posti di dottorato banditi in Italia tra il 2007 e il 2018. In 11 anni, il nord ha perso il 37 per cento dei posti banditi, il centro il 41,2 per cento e il Mezzogiorno il 55,5 per cento. Vengono così accentuate le differente già presenti nelle diverse zone del paese. A oggi, il settentrione offre il 48,2 per cento del totale delle posizioni bandite in tutta la penisola, il centro il 29,6 per cento e il sud il 22,2 per cento.
90,5 per cento
Secondo l’Adi, questa è la percentuale di assegnisti che verrà espulsa dalle università nei prossimi anni poiché dei 13.029 assegnisti che attualmente lavorano negli atenei italiani, soltanto il 9,5 per cento avrà la possibilità di diventare professore associato.
37 per cento
E’ la percentuale di donne inquadrate come personale stabile nell’ambito della ricerca nelle università. Per quanto riguarda il personale precario si raggiunge quasi una parità tra i due sessi. Ma se guardiamo alle posizioni apicali, la percentuale di donne viene progressivamente ridotta: solo il 37,5 per cento tra i professori associati e il 23,1 per cento tra i professori ordinari è di sesso femminile.
40
E’ il minimo di ore settimanali che il 95 per cento dei ricercatori europei intervistati dalla Young Academy of Europe (Yae) dedica al lavoro. La metà di questi lavora più di 50 ore, una mole di tempo molto maggiore di quella stipulata nei contratti. Inoltre, solo il 30 per cento delle ore lavorative è dedicato alla ricerca: due terzi della vita del ricercatore è occupata in attività secondarie.