Ecco l’imbroglio al Csm che non cambia

La riforma del sistema di voto nasconde l’inghippo: conserva il correntismo
10 AGO 20
Ultimo aggiornamento: 19:06
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Riunione commissione disciplinare del Csm (foto LaPresse)

La delega alla riforma del Consiglio superiore della magistratura che il governo ha deciso di chiedere al Parlamento viene presentata dal ministro della Giustizia come la norma che porta alla dissoluzione del sistema correntizio che affligge da anni il sistema giudiziario e che è esploso con il caso Palamara. Ma è proprio così? C’è una norma che vieta ai membri del Csm di organizzarsi per gruppi, ma si tratta solo di una petizione di principio, facilissima da aggirare. Invece il meccanismo di elezione dei togati nel consiglio è il punto cruciale, visto che è l’organizzazione per correnti dell’elettorato la base del potere correntizio. Il numero dei consiglieri aumenta (chissà perché, visto che si fa tanta propaganda sulla riduzione dei parlamentari) e avviene sulla base di 19 collegi uninominali.
Potrebbe essere una misura che taglia le unghie al correntismo, se non fosse che il meccanismo è davvero molto strano: per essere aletto al primo turno nel suo collegio un magistrato deve ricevere almeno il 65 per cento dei voti, se nessuno raggiunge questa altissima percentuale si va al ballottaggio tra i quattro che hanno ottenuto più voti. I sistemi uninominali normalmente o sono a turno unico, come in Gran Bretagna, e passa chi ha più voti, o a doppio turno come in Francia, e vanno al ballottaggio i due candidati più votati. A che cosa serve, dunque un sistema così “strano” se non a consentire alle correnti di “scambiarsi i collegi come figurine”, come ha osservato un dirigente di Magistratura democratica?
Si discute molto dell’assegnazione per sorteggio alle diverse commissioni dei membri del Csm, ma non ci si occupa abbastanza del particolare sistema elettorale che sembra studiato apposta per far rientrare dalla finestra il correntismo spartitorio che si dice di far uscire dalla porta. La delega è lunga, deve essere discussa in Parlamento, il che permetterebbe, se si fosse trattato di un errore involontario, di correggerlo. Se invece si insisterà per mantenerlo sarà ragionevole sospettare che la foga anticorrentizia di Alfonso Bonafede è solo una foglia di fico.