Effetto domino

Redazione

Nei suoi primi sei mesi da presidente, Barack Obama dovrà gestire contemporaneamente cinque fronti (elettorali).

    Washington. Palestina, Iraq, Libano, Afghanistan e Iran. Nei primi sei mesi del 2009 ci saranno confronti elettorali in questi paesi e – come dice Ahmet Davutoglu – una delle menti più lucide tra i consiglieri di politica estera del governo turco, “bisogna far sì che l'effetto domino sia virtuoso”.
    Nei suoi primi sei mesi da presidente, Barack Obama dovrà gestire contemporaneamente cinque fronti (elettorali). Primo: le conseguenze della fine del mandato del presidente palestinese, Abu Mazen, che si conclude il 9 gennaio: Hamas ha già un candidato pronto nonché – come ha dichiarato ieri – un arsenale rimpolpatosi in questi mesi di presunta “tregua”. Secondo: le elezioni amministrative in Iraq, in cui i negoziati e gli scambi tacitamente messi in campo per far approvare l'accordo di sicurezza tra Baghdad e Stati Uniti diventeranno materia elettorale. Terzo: le elezioni politiche in Libano, dove il dialogo nazionale è ripreso con il patrocinio di Michel Suleiman, il presidente, e continua ad andare a tutto vantaggio delle istanze di Hezbollah, del suo arsenale “indispensabile per la difesa del paese” e dei suoi alleati. Quarto: le elezioni afghane, previste in primavera ma destinate a slittare a settembre a causa del vuoto di potere determinato dall'impopolarità del presidente Hamid Karzai. Quinto: le elezioni a giugno in Iran, per le quali non sono ancora definite le candidature ma intanto è stato chiuso il centro per i diritti umani del Nobel Shirin Ebadi e nel gruppo vicino alla guida suprema, Ali Khamenei, c'è uno scontro interno duro, che ha visto saltare – almeno per ora – la corsa del capo del Parlamento, Ali Larijani, e che determinerà la possibilità dell'attuale presidente Mahmoud Ahmadinejad, di vincere un secondo mandato.
    Se le urne aperte significano democrazia, la buona notizia c'è: si vota in paesi in cui le elezioni non sono mai state un'usanza molto frequente. Ma Obama dovrà badare che, fin da subito, il domino non parta nella direzione sbagliata.