“Guerra totale”, dice Barak

Questa volta Israele prepara l'affondo definitivo contro Hamas

Redazione

Quattro giorni dopo l'inizio delle operazioni contro Hamas nella Striscia di Gaza, il governo israeliano valuta la possibilità di inviare l'esercito nei Territori per l'affondo decisivo contro le milizie islamiste.

    Quattro giorni dopo l'inizio delle operazioni contro Hamas nella Striscia di Gaza, il governo israeliano valuta la possibilità di inviare l'esercito nei Territori per l'affondo decisivo contro le milizie islamiste. Ieri, i caccia dell'aviazione hanno colpito obiettivi di secondo livello, uffici politici e centri di potere come il ministero dell'Interno e il palazzo dell'emittente televisiva al Aqsa. La notte precedente era toccato all'Università dell'islam, uno dei simboli di Gaza. Le bombe sono cadute anche sul porto della città, dov'è atteso l'arrivo di una nave iraniana con aiuti alla popolazione. L'ultimo, parziale, bilancio delle Nazioni Unite parla di 331 morti, 51 dei quali civili. Gli ospedali più importanti della Striscia, il Kemal Edwan e il Shifa, sono strapieni. Una nota di Medici senza frontiere dice che il personale sanitario è insufficiente e manca lo spazio per curare i pazienti. Il governo egiziano ha offerto di aprire il valico di Rafah ai feriti, Hamas ha accettato soltanto in serata. Al bordo la tensione è altissima.
    I raid degli ultimi giorni non hanno impedito ad Hamas di lanciare altri razzi contro le città israeliane. Uno ha colpito Ashkelon, uccidendo una persona e ferendone almeno quindici. I Grad e i Qassam piovuti ieri su Israele sono più di settanta. L'ok all'incursione via terra sembra questione di ore. Il premier, Ehud Olmert, e il ministro della Difesa, Ehud Barak, hanno incontrato i vertici militari per discutere gli ultimi dettagli. Israele deve cancellare la sconfitta in Libano del 2006, l'operazione “Piombo fuso” portata a compimento in queste ore mostra ai vicini che l'Idf è ancora una macchina da guerra temibile. Un sito Internet vicino all'intelligence israeliana, debka.com, dice che le squadre speciali dell'esercito sono già dietro le linee nemiche. Devono trovare i depositi di razzi di Hamas e segnalare gli obiettivi ai caccia che volano su Gaza e preparare una via d'accesso alla fanteria (due divisioni sarebbero già pronte a partire). La missione “sarà profonda ed estesa quanto necessario”, dice Barak. Per l'esercito, Gaza è “zona di guerra”: diverse strutture militari di Hamas sono ancora in funzione, le armi pesanti arrivano nella Striscia attraverso i tunnel scavati al confine con l'Egitto. Un portavoce dell'Idf ha mostrato le immagini di quelli – sarebbero almeno quaranta – distrutti sinora dai raid dell'aviazione. Per metterli fuori uso sono servite le stesse bombe usate in Iraq contro i rifugi sotterranei di Saddam Hussein. Barak ha riferito ieri in Parlamento: “E' guerra totale”. “Il nostro obiettivo è quello di rovesciare Hamas”, spiega il vicepremier Haim Ramon. Per il responsabile degli Esteri, Tzipi Livni, l'operazione è necessaria “per riportare la pace e la tranquillità nel sud di Israele”.
    La comunità internazionale reagisce al rallentatore. Livni ha parlato al telefono con il collega russo, Sergei Lavrov, che ha chiesto di sospendere i bombardamenti. La Francia ha convocato un meeting dei ministri degli Esteri europei. Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha avuto un breve colloquio con il presidente dell'Autorità nazionale palestinese, Abu Mazen. Un portavoce di George W. Bush, Gordon D. Johndroe, ha detto che “la fine dei raid israeliani dipende esclusivamente da Hamas”. Il nuovo capo della Casa Bianca, Barack Obama, segue la situazione ma non commenta, fedele al principio secondo cui “c'è un presidente alla volta”.

    Una nave carica di volontari iraniani
    L'Iran non ha intenzione di inviare a Gaza soltanto aiuti umanitari. A Teheran, gruppi di estremisti raccolgono le adesioni dei volontari disposti a combattere al fianco di Hamas. La guida spirituale, l'ayatollah Ali Khamenei, ha accusato i leader dei paesi arabi di “preparare la catastrofe” con il loro silenzio. Alle sue minacce sono seguite quelle di Hassan Nasrallah, il leader carismatico del movimento sciita libanese Hezbollah, che ha fermato l'esercito israeliano sul fronte del fiume Litani durante la guerra scoppiata nell'estate del 2006.
    A Gerusalemme è stato di allerta per il pericolo di attentati suicidi. Ma l'allarme potrebbe interessare presto anche il governo moderato e sunnita dell'Egitto, che cerca di mediare la pace in medio oriente e tiene chiuse le frontiere con la Palestina per impedire il passaggio degli uomini di Hamas. L'organizzazione non gode di grande simpatia in Egitto, ma la causa del popolo palestinese è molto popolare: se le violenze nella Striscia aumentano, il Cairo diventa più vulnerabile.