Silloge sullo sciopero dei giornalisti contro il “bavaglio”
La Stampa aderisce alla giornata di sciopero indetta dall'Fnsi contro il ddl sulle intercettazioni, ma a “malincuore”. Il Corriere della Sera unito, carta e Web, nella due giorni di silenzio “che in realtà serve a parlare”. Repubblica, che l'11 giugno andò in edicola con una pagina bianca per protesta, dice che il motivo della protesta è “fermare una legge irragionevole e contraria a principi fondamentali, nell'interesse della democrazia”. Poco d'accordo Travaglio, che avrebbe preferito una forma di dissenso diversa. Il manifesto sciopera anche per i tagli all'editoria. Aderiscono poi l'Unità, Il Sole 24 Ore e – in parte – il Secolo d'Italia. In edicola Libero, il Giornale e il Riformista.
Mario Calabresi sulla Stampa di ieri, con “Le ragioni del silenzio ma a malincuore”, ha detto: “Non saremo in edicola, come la maggior parte dei quotidiani italiani, nel tentativo estremo di protestare contro la cosiddetta legge sulle intercettazioni, una legge che consideriamo sbagliata perché non sembra scritta per garantire una maggiore privacy agli italiani”. Anche se il cdr del quotidiano torinese aveva precedentemente scritto: “Alzare la voce tutti assieme, se è possibile, contro il ddl sulle intercettazioni e per ricordare l'anomala situazione dell'informazione in Italia. E' questa la nostra proposta alternativa allo sciopero”. Il Corriere della Sera affida la propria la linea all'editoriale di Fiorenza Sarzanini: “Una giornata di silenzio che in realtà serve a parlare”, alla quale parteciperà anche il sito internet. D'accordo il cdr, che scrive: “I giornalisti del Corriere scioperano e perdono parte del loro salario non per una vertenza economica e neppure per difendere privilegi corporativi, ma per una battaglia civile”.
Repubblica apre con un editoriale non firmato dal titolo “Il senso del silenzio”. Il quotidiano di Ezio Mauro, che l'11 giugno andò in edicola con una pagina bianca per protesta, spiega le ragioni dello sciopero, di cui si è fatto promotore, smentendo anche le sue possibili contraddizioni: “In realtà è un gesto di responsabilità dei giornalisti per denunciare il governo e richiamare l'attenzione sulla gravità di una norma. (…) Andremo avanti fino in fondo, per fermare una legge irragionevole e contraria a principi fondamentali, nell'interesse della democrazia. Questo è il significato del silenzio”. Contraddizioni che ha rilevato anche l'editorialista del Fatto quotidiano, Marco Travaglio: “Anche noi saremo in sciopero: ne condividiamo fino in fondo le ragioni, ma non le forme. Non ha alcun senso protestare contro il bavaglio imbavagliandoci per un intero giorno, facilitando il compito agli imbavagliatori”. Giovedì non saranno in edicola neanche il manifesto e l'Unità. Il primo contro “il provvedimento del governo che rende più difficile la lotta della magistratura contro il crimine, limita drasticamente il diritto all'informazione e assesta un duro colpo alla cultura”, ma anche contro “la mancata risposta del governo alla richiesta di tutto il mondo della carta stampata di un provvedimento di urgenza per evitare la chiusura di circa cento testate e la perdita di oltre 4.500 posti di lavoro”. Il quotidiano diretto da Concita De Gregorio, invece, scrive in prima pagina: “L'Unità domani in sciopero per la libertà di stampa. Aderiamo alla protesta dell'Fnsi”. Altrettanto breve trafiletto del Sole 24 Ore: “Domani il giornale non uscirà per lo sciopero dei giornalisti contro le norme del ddl intercettazioni”, mentre il cdr aveva già fatto sapere: “Nonostante i tempi che corrono, la redazione ha aderito senza riserve allo sciopero dell'8 (e 9) luglio. Lo ha fatto, in tutte le sue articolazioni, consapevole del danno irreparabile che la legge-bavaglio provocherebbe sine die all'esercizio della professione e, soprattutto, al danno per il diritto dei lettori di essere cittadini del proprio paese”. E' in edicola il Riformista di Antonio Polito, che ieri ha scritto: “Mettersi per un giorno il bavaglio che si proclama di voler combattere, per protestare contro una legge che non sappiamo ancora se ci sarà e come sarà, non è proprio la forma di lotta più intelligente. Il Riformista dunque, la cui redazione a maggioranza ha deciso di non aderire allo sciopero, sarà in edicola”. Nessun proclama, ieri, da parte di Libero; così anche il Giornale, il cui direttore Vittorio Feltri, lo scorso 2 luglio, aveva scritto: “Non sapevo che il diritto di dare le notizie si difendesse non dandole. Gli altri lavoratori scioperano per andare sui giornali, noi non facciamo uscire i giornali per scioperare”. Il Secolo d'Italia, in una breve in seconda, scrive: “Oggi c'è lo sciopero dei giornalisti contro una legge che non piace a nessun giornale e a nessun editore. Abbiamo deciso di ‘esserci' in una modalità differente dal solito: non saremo in edicola ma distribuiremo il giornale come un ‘free press'”.


Il Foglio sportivo - in corpore sano
Fare esercizio fisico va bene, ma non allenatevi troppo
