Il rap di Franceschini e Bettini a Schlein: taglia corto con Renzi, fallo ora

I consigli dei big alla segretaria del Pd: dopo le regionali devi chiarire il perimetro del centrosinistra e soprattutto il ruolo di Renzi
12 OTT 24
Ultimo aggiornamento: 04:00
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Sul palco, a Milano, rappa con J-Ax, dietro le quinte, a Roma, parla con Dario Franceschini e Goffredo Bettini. Elly Schlein al netto del lato ultra pop, ha una serie di nodi politici da risolvere. Riguardano, per esempio, i confini della coalizione che vuole guidare per andare a Palazzo Chigi (prima di dedicarsi, come ha ammesso, al cinema perché sogna di fare la regista). La leader del Pd finora sta ballando da sola. In tutti i sensi. Molta comunicazione, un dualismo chiaro con Giorgia Meloni, ma la strada per proporsi come federatrice del campo largo o, per essere all'antica, del centrosinistra è ancora lunga. Deve fare delle scelte. E soprattutto, dopo la tornata delle tre elezioni regionali, dovrà affrontare anche il nodo Matteo Renzi. In momenti diversi nei giorni scorsi questo concetto è stato illustrato a Schlein da Franceschini e Bettini, entrambi architetti del governo giallorosso, quello guidato da Giuseppe Conte, strenuo oppositore dell'alleanza con il leader di Iv.
Sono figure diverse l’ex ministro della Cultura e senatore dem e il padre del “modello Roma”. Entrambi però pensano che Schlein debba fare chiarezza per evitare la guerra quotidiana con il M5s. Certo, molto dipenderà dall’esito delle elezioni in Liguria, Umbria ed Emilia-Romagna. Molto girerà intorno al risultato di Andrea Orlando, finito impigliato suo malgrado dentro il dibattito “Renzi sì, Renzi no”, spuntato alla fine da Conte. Per dare un segnale di unità il 25 ottobre, a due giorni dal voto, tutti i leader del centrosinistra (senza Renzi) saranno in centro a Genova per sostenere il candidato governatore. Giornata campale perché in contemporanea, ai magazzini del Cotone del Porto Antico, Marco Bucci schiererà Giorgia Meloni, Matteo Salvini, Antonio Tajani, Maurizio Lupi e Lorenzo Cesa. Derby della lanterna dunque.
La segretaria del Pd lunedì scorso dopo la presentazione del libro di Franceschini si è fermata a parlare con Bettini, da sola, per una trentina di minuti in libreria. Un faccia a faccia che ha quasi il sapore della notizia visto che l'ideologo del Pd ha confessato tempo fa di non sentire la segretaria da un anno. Nel frattempo in più occasioni, con lettere ai giornali e interviste, ha ribadito “come sia stravagante dare le chiavi del centrosinistra a Renzi che ormai ha esaurito il ciclo”. Franceschini, invece, ha consigliato a Schlein di prendere un'iniziativa chiara dopo le regionali per cominciare a ragionare da regista politica se vuole andare a Palazzo Chigi facendo delle scelte e usando parole nette. Un parere che non arriva da una persona qualsiasi, ma dal primo sponsor della segretaria in tempi non sospetti, quelli delle primarie quando i vecchi saggi del Pd si divisero tra lei e Stefano Bonaccini. La segretaria dopo la famosa partita del cuore a L’Aquila dello scorso luglio, quella delle foto con Renzi in campo, ha sempre preferito evitare di affrontare l’argomento, soprattutto davanti alla quotidiana e incessante canea del M5s davanti allo scenario del ritorno a “casa” dell’ex rottamatore fiorentino. “Renzi ci porta due punti come valore assoluto e ce ne fa perdere cinque a noi: la nostra base non lo digerirà mai”, diceva l’altro giorno in Senato, il capogruppo ed ex ministro Stefano Patuanelli. Questo concetto lo vanno ripetendo da settimane anche Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli, dioscuri di Avs. Anche loro aspettano e fremono in attesa che “Elly dica qualcosa di sinistra” riguardo il perimetro dell’alleanza. Anche perché è convinzione comune che Renzi sia comunque intenzionato a non mollare la presa sul governo Meloni. Basti notare quanto accaduto a Palazzo Madama giusto ieri l’altro: prima con il question time al ministro Alessandro Giuli sulla vicenda della società Ales e poi con le accuse al presidente del Senato e big di Fratelli d’Italia Ignazio La Russa di fare calciomercato con i senatori di Italia viva. Una modalità ultra Kombat da oppositore che non fa sconti, anzi, ma che mena fendenti su Meloni e soci come se non ci fosse un domani. Un grimaldello che a Schlein deve far comodo in una divisione di ruoli visto che lei parla molto di temi identitari e di programmi (su tutti la sanità). E però la teoria del Nazareno del “lasciamoli scannare”, riferito a Iv e M5s, inizia a essere deleteria. E’ le elezioni regionali in Liguria saranno il primo esame a cui sarà sottoposta anche la segretaria che non è voluta entrare nella polemica sulle liste e sui nomi sgraditi da togliere all’ultimo minuto. Ecco perché i due padri nobili del Pd, Franceschini e Bettini, le hanno manifestato, con modi diversi e da osservatori diversi, un’esigenza che si respira, secondo loro, nel centrosinistra. Giuseppe Conte in questa fase ha preso di mira il Pd, non ha nulla da perdere, teme di finire fagocitato elettoralmente. I numeri sono quelli che sono. I sondaggi in Liguria, per esempio, danno i grillini praticamente sotto il 10 per cento più che doppiati dai dem. Certo, non sono competizioni in cui di solito il M5s brilla però le percentuali hanno la testa dura. E’ tutto un si salvi chi può il campo largo, in attesa che la segretaria che sogna Palazzo Chigi prenda o meno la situazione in mano.