C’è un tale affollamento di nuovi scrittori, tutti iperproduttivi e ansiosi di tenere la scena, che il passato letterario recente, per esempio quello italiano di trenta o cinquant’anni fa, è come se non esistesse. All’inizio si pensò che quel passato venisse evocato con intenzioni autoritarie, repressive e ricattatorie, come volendo dire: Ah, i bei tempi in cui c’era Sciascia, c’era Calvino, c’erano tutti gli altri! Voi non siete niente al confronto!