“E’ un romanzo di formazione, della tua formazione”. Quando, all’inizio di una delle efferate interviste, Fabio Fazio lo ha apostrofato così, il neoromanziere Giovanni Floris è stato costretto ad ammettere: “Tu lo dici”. Onest’uomo, il Floris: ma andrà subito chiarito che, essendo egli uno splendido quarantasettenne, la sua idea di Bildungsroman è del tutto in linea coi tempi. Prima di tutto, quindi, non si racconta la storia di un eroe, ma di un gruppo di persone. Via quindi subito i fantasmi irripetibili di un Martin Eden, di Bel Ami, di Hans Castorp o, più in piccolo, del Barbino di “Seminario della gioventù” del giovane Aldo Busi. Qui si narra di cinque giovanotti, dai tempi del ginnasio fino all’età adulta (erano cinque amici al bar, osserverebbe Gino Paoli, non incluso nella vasta colonna sonora del libro).