Quando penso a Umberto Eco, non mi viene in mente nulla. Possibile? Eppure ho letto tutti i suoi libri (salvo quello dell’ornitorinco), alcuni li ho letti due volte, alcuni perfino studiati. E non solo l’Eco ufficiale, anche quello apocrifo e semiapocrifo, che è il mio preferito, il coautore-ombra di “Come farsi una cultura mostruosa”, libro-quiz di Paolo Villaggio, o l’ispiratore del soggetto di “Quando le donne avevano la coda” di Pasquale Festa Campanile. Nulla, nemmeno un mozzicone di frase. Dell’Eco intellettuale pubblico, intendo.