Tutti sappiamo che la Cina è il paese dove l’aborto selettivo delle bambine è pratica corrente, incoraggiata e spesso obbligata (l’associazione Women’s Rights Without Frontiers ha dato notizia lunedì scorso della morte, avvenuta il 12 ottobre nella provincia dello Shandong, di una donna al sesto mese di gravidanza durante l’aborto al quale aveva invano tentato di ribellarsi). Tutti sappiamo anche che la Cina è anche il paese dove ancora oggi, in molte zone rurali, non si esita a uccidere le neonate nell’acqua bollente o lasciandole morire per abbandono, fame e sete, in attesa del maschio al quale l’obbligo del figlio unico dà diritto. Leggi Julia Kristeva ha scommesso sul soffio di vita prima di tutto e dopo tutto di Annalena Benini