Se la stabilità fiscale, rappresentata dal pareggio del bilancio statale, e la stabilità monetaria, intesa come inflazione che non eccede il 2 per cento, sono i presupposti dello sviluppo, per l’Unione europea si attende un futuro radioso, dato che tra sussurri e grida tutti i paesi membri si stanno adattando a questa politica. Di ciò, però, non paiono convinti i due attori principali del processo: il mercato – forse è meglio dire le agenzie di rating (che ne hanno combinate più di Bertoldo in Francia) – e i cittadini europei.