Nell’isteria che ha travolto politici e giornalisti, più attenti a quello che si dice su Twitter e sul Web che ad analizzare le conseguenze delle decisioni che venivano prese (e non prese) a Montecitorio, si assiste a un curioso paradosso: da una parte si parla dei social network come del medium più immediato per tastare il polso dell’opinione pubblica, dall’altra si criticano deputati e senatori che avrebbero “ascoltato la rete” facendosi condizionare nel voto del presidente della Repubblica. A seconda dei casi, naturalmente, Internet è una cloaca, un posto bellissimo e democratico o un mezzo che non incide. Come sempre, non è detto che la verità stia nel mezzo.