Qualcuno avrebbe dovuto dirglielo, agli entusiasti spendaccioni di Mountain View, che fare la concorrenza ai cinesi è difficile anche se sei il re della Silicon Valley. Poco più di un anno fa, quando Google ha cercato di rilanciare Motorola, la compagnia in declino che si era comprato nel 2011 per 12 miliardi di dollari e 17 mila brevetti (il vero tesoro dell’azienda, utili a Google anche nelle sue battaglie legali), alcuni analisti hanno iniziato a ipotizzare che la sua fosse una strategia “cinese”: inondare il mercato di smartphone a basso costo e buona qualità, rosicchiare i margini di guadagno, inquinare i profitti di Apple e della coreana Samsung.