La sentenza di assoluzione, giunta dopo dieci anni, per Antonio Bassolino e altri amministratori campani rappresenta l’ennesima sconfitta processuale della procura napoletana, che pare incapace di sostenere le accuse più roboanti con un sistema probatorio accettabile. Probabilmente il difetto sta proprio nella scelta dell’obiettivo, che non è giudiziario, non almeno secondo i canoni consueti, ma mediatico e più o meno esplicitamente politico.