La cronaca quasi ogni giorno ci mette di fronte a notizie sconcertanti di tragedie causate da concezioni malate e negatrici della libertà delle persone, soprattutto delle donne e degli omosessuali. Sembra quasi che antiche visioni tribali basate sulla superiorità virile esercitata con autoritarismo associato alla violenza fisica o psicologica tornino in campo, negando d’un colpo la lunga e difficile storia di emancipazione e di riconoscimento dei diritti individuali. Una sana diffidenza verso il giornalismo collettivo e un certo scettico sospetto verso gli imperativi della statistica ci inducono anche a riflettere che il caro vecchio “delitto dell’estate” che riempiva le prime pagine e i telegiornali non esiste più, è stato sostituito dal rullo continuo online dei drammi dello stalking e dell’omofobia.