Per agganciare la ripresa (ove mai arrivasse) e scommettere sul ritorno della manifattura nei propri confini, il governo dovrebbe “sfidare” quel diavolo di Sergio Marchionne, del quale deve accettare le provocazioni e rilanciare con azioni di politica del lavoro e industriale di cui l’amministratore delegato di Fiat non possa più contestare l’inadeguatezza. Marchionne ha finora svolto un utilissimo ruolo di pungolo e di supplenza politica nell’incandescente materia delle relazioni industriali italiane. Ma se è vero che il manager italo-canadese ha smascherato l’ordine collusivo delle centrali di rappresentanza corporativa italiana – uscendo da Confindustria e andando fino in fondo nella contesa rusticana con Fiom – l’eccezionalismo deve ora finire.