Se Jorge Luis Borges fosse vivo, i suoi racconti non sarebbero ambientati nella biblioteca di Babele, ma in uno degli scantinati sordidi della Silicon Valley dove sbuffano i server del cloud computing, la nuvola su cui abbiamo trasferito in molteplici copie le nostre vite digitali: “Un database più grande del mondo che dovrebbe rappresentare”, la biblioteca infinita percolata dentro un’unica slide dei powerpoint della National security agency americana (Nsa). Lo ha scritto Evgeny Morozov, sociologo bielorusso, guru tecnologico riconosciuto e contestato, in un articolo pubblicato mercoledì sulla Frankfurter Allgemeine Zeitung.