“Uh! Ah! Chávez no se va”, grida nel buio un rap di propaganda dal megafono dell’hotel Anauco, scalcinato grattacielo anni 50, dormitorio della manovalanza cubana dei servizi di sicurezza a Caracas. Invece Hugo Chávez se ne è andato, nel pomeriggio del 5 marzo, ucciso da un tumore alla zona pelvica che lo tormentava da due anni. La successione al potere dei suoi fedeli è tutt’altro che pronta. La rivoluzione bolivariana è sospesa nel vuoto, abbandonata come un cadavere al vento. “Siamo seduti su una bomba economica pronta a esplodere”, ammette a denti stretti Roland Denis, ex ministro della Pianificazione e dello Sviluppo dei primi anni dell’èra chavista. L’inflazione supera il 30 per cento. di Angela Nocioni