Non siamo mai stati grandi fan del segretario di stato Kerry: nel 2004 fece una campagna presidenziale deludente nonostante tutto il mondo antibushiano (quindi tutto il mondo) lo sostenesse, e da allora non ha fatto altro che scalpitare per andare al dipartimento di stato puntando, per farsi notare, sulla strategia che prevedeva una rivoluzione in medio oriente basata sull’alleanza con la Siria. Ora Kerry è arrivato a Foggy Bottom, in un momento in cui le rivoluzioni arabe sono degenerate in nuove forme di dittatura (Egitto), in repressione violentissima (Siria), in equilibri dettati dall’esterno (da Riad, in tutta la penisola saudita), in instabilità permanente (Tunisia).