La lingua di Bersani è peculiare perché non sceglie di mescolare l’alto e il basso – ossia di percorrere la strada del mistilinguismo di tutta una tradizione letteraria italiana che va da Dante Alighieri a Carlo Emilio Gadda – ma preferisce usare solo il sermo humilis, quello dei toni gergali e quotidiani, dei dialettismi orgogliosamente esibiti, delle parole tronche e strascicate, della sentenziosità proverbiale che ricorda da vicino il populismo linguistico degli esordi di Umberto Bossi e di Antonio Di Pietro. Un gruppo di metafore è tratto dal mondo contadino, quello che popolava le aie delle cascine della bassa padana fino alla metà del secolo scorso. di Miguel Gotor