Se ragionare su forme di contratto standardizzate – dall’apprendistato al contratto unico a tempo indeterminato stile Ichino – potrà servire a estendere la tutela di diritti e allo stesso tempo rendere più flessibili le regole del nostro mercato del lavoro, ben venga il disboscamento delle cosiddette forme “malate” di flessibilità, che sono antieconomiche oltre che ingiuste. L’importante è che governo e parti sociali non perdano tempo dietro tutte le formule possibili di alchimia contrattualistica, come se fosse verosimile trovare un equilibrio perfetto che magicamente risolva ogni problema della nostra economia.