Quando l’America ha scoperto la parola “occupy” forse nessuno immagiva che avrebbe avuto tanto successo, ché il lemma, assai datato nel vocabolario europeo, è una dichiarazione trasversale che si applica tanto alle cose quanto a concetti astratti e feste comandate. Si occupano parchi, strade, semafori, parlamenti, scuole, metropolitane, porti, banche, incroci, palazzi, banchine, moli con la stessa nonchalance con cui si occupa l’avidità, l’ingiustizia, il giorno del Ringraziamento, la carta di credito, l’età pensionabile, il mutuo, la fede (la ragione è già stata ampiamente occupata nei mesi scorsi).