Per quasi sette anni la mafiosità di Saverio Romano era rimasta a galleggiare nei sotterranei del Palazzo di giustizia di Palermo senza che i pubblici ministeri, nemmeno quelli più arcigni e tenaci, trovassero un appiglio valido per tirare fuori, da quella brodaglia giudiziaria, un preciso capo d’accusa. Ma dopo il 23 marzo di quest’anno, giorno in cui Romano diventa ministro dell’Agricoltura, quella stessa mafiosità diventa sempre meno volatile. Le danze le riapre il giudice per le indagini preliminari, Giuliano Castiglia