Al cuore non si telecomanda, nemmeno per legge. Sicché ieri sera è andata in scena in un palateatro bolognese la grande sagra della libertà di stampa negata. Officianti, da Michele Santoro in giù, fino a Floris e Gabanelli, passando per le solite voci sfiatate dello spettacolo satirico-canoro al servizio di un immaginario 1° maggio permanente. Il motivo di tanta protesta, ovviamente seguita passo passo dal grande riflettore telematico offerto dai primi quotidiani nazionali, sarebbe l’impossibilità di dedicare i rispettivi programmi d’informazione alle imminenti elezioni regionali. Insomma il meglio della tivù giornalisticamente corretta italiana ha celebrato la propria festante serrata con una litania falsamente funerea.