Secondo la singolare interpretazione del New York Times, la condanna di Google per violazione della privacy legata alla pubblicazione di un filmato di molestie ai danni di un disabile, sarebbe il sintomo di una volontà italiana di “regolamentare Internet in maniera più determinata rispetto al resto dell’Europa”, perché questo fa comodo a Berlusconi e alle sue tv. Ma il giorno dopo la sentenza, la vera domanda è: può un provider di servizi Internet essere assimilato a un editore?