L’“editore svizzero” e l’imprenditore di Arcore hanno una cosa in comune, non vanno mai dati per finiti. Prima dell’estate l’Ingegner Carlo De Benedetti, già finanziere di successo, già tessera n. 1 del Pd e già condottiero del Gruppo Espresso, veniva descritto come un bel signore, ricco, ma un po’ sfiduciato dal mondo bancario che aveva espresso dubbi sul suo sogno di divisione tra editoria e altre aziende, edipicamente soppiantato alla guida del gruppo dal figlio Rodolfo che invece gode di ottimi rapporti con le nuove leve del mondo finanziario.