Lui non lo ammetterà mai, ma a vedere la classifica si può immaginare la sottile soddisfazione di Vincenzo Montella, asceso con il Catania a un potenziale meno 2 dalla Roma. Quella nuova Roma che pensò bene di congedarlo a giugno, in nome della rivoluzione, degli americani, del brand e dell'immancabile progetto, la parola magica sempre buttata lì per tentare di curare il non emendabile calcio italiano e che, alla fine, si rivela fallace come un piano quinquennale per l'acciaio nell'Unione Sovietica che fu.