Chiesa
SPINA DI BORGO •
Discutere di un pontificato
Cina e Sinodi, ma anche improvvisi avvicendamenti curiali. Tutto normale, il Papa resta sempre un monarca assoluto (anche se non va più di moda dirlo)

Sono state diverse le reazioni all’articolo pubblicato ieri sul Foglio sul “tramonto del pontificato” di Francesco. Un contributo lo trovate oggi a pagina 2, firmato dal professor Sergio Belardinelli. Altri ne seguiranno. Qualcuno ha scritto che trattavasi di “articolo reazionario”, il che è interessante e induce a riflettere. Si sarebbero potute menzionare mille e più azioni del pontificato che fanno dubitare della tesi di padre Antonio Spadaro, secondo la quale è sbagliato parlare di riforma strutturale quando invece la vera riforma che ha in mente Francesco è spirituale. Il Foglio ha cercato di dimostrare, pacatamente e lasciando perdere arcivescovi contumaci revisionisti e pazzi esaltati, che una road map Bergoglio l’ha logicamente sempre avuta. Anche perché non è una persona sprovveduta. Abbiamo parlato di Cina e di Sinodi, ma avremmo potuto anche dar conto delle defenestrazioni di cardinali non allineati – il Papa può farlo, è un monarca assoluto anche se la retorica dominante è tutta un brodo di massime da Baci perugina – o di cardinali morti senza che il Pontefice concedesse udienza, solo perché critici verso uno (e solo uno) aspetto del pontificato (il riferimento è, ovviamente, a Carlo Caffarra). Così come avrebbe forse meritato una sottolineatura lo sconcerto dei più acritici sostenitori-tifosi francescani rispetto alla decisione del Papa di epurare il loro beniamino Enzo Bianchi. Non era il punto centrale dell’articolo. E però tanto è bastato a far storcere il naso a tanti. Il solo fatto d’aprire una discussione su un tema importante, è sintomo di reazione. Lo spirito del tempo.
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Friulsardo, è nato nel 1986. Laureato in politica internazionale e diplomazia a Padova con tesi su turchi e americani, è stato arbitro di calcio. Al Foglio dal 2011, si occupa di Chiesa, Papi, religioni e libri. Scrittore prediletto: Joseph Roth (ma va bene qualunque cosa relativa alla finis Austriae). È caporedattore dal 2020.
