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Politica cardinalizia
È facile spiegare perché il neoarcivescovo di Washington sarà creato cardinale, mentre il presidente della Conferenza episcopale, mons. Gómez, no
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1 NOV 20
Ultimo aggiornamento: 04:00 AM | 1 NOV 20

In attesa di conoscere il rapporto (che non si sa che fine abbia fatto) sulle malefatte di Theodore McCarrick, già cardinale arcivescovo di Washington caduto in disgrazia per le note vicende, la capitale americana il prossimo mese festeggerà la porpora a Wilton Gregory, da un anno sulla cattedra che fu – dopo McCarrick – di Donald Wuerl, anch’egli chiacchierato per la copertura di preti abusatori. Qualche osservatore notava che è curioso il riconoscimento papale a mons. Gregory quando ancora non ha avuto modo – per una semplice questione di tempo – di rimettere in sesto una diocesi lacerata com’è quella di Washington. Il punto è che non c’entrano nulla né l’affaire McCarrick né l’eredità di Wuerl: la questione è meramente politica. In molti tra quanti hanno riportato la notizia della creazione cardinalizia di Gregory sui social network hanno accompagnato il tutto con l’hashtag #BLM, Black Lives Matter. Non sono andati troppo lontani dalla verità.
È certamente un segnale politico quello che il Papa ha voluto dare, innanzitutto all’episcopato americano ancora in gran parte legato al vecchio “conservatorismo muscolare” delle culture war. Non è un fatto nuovo, ma una conferma di una linea chiarissima già da anni: è sufficiente scorrere la lista delle varie porpore conferite ai vescovi statunitensi dal 2014 in poi. In comune, i prescelti hanno l’estraneità alla realtà conservatrice che ha dettato l’agenda per più di un decennio. Si spiega così l’esclusione, per fare un nome, di mons. José Horacio Gómez, arcivescovo ispanico di Los Angeles e presidente della Conferenza episcopale americana.
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Friulsardo, è nato nel 1986. Laureato in politica internazionale e diplomazia a Padova con tesi su turchi e americani, è stato arbitro di calcio. Al Foglio dal 2011, si occupa di Chiesa, Papi, religioni e libri. Scrittore prediletto: Joseph Roth (ma va bene qualunque cosa relativa alla finis Austriae). È caporedattore dal 2020.