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Trump o Leone? La destra americana alla resa dei conti
Il mondo intellettuale conservatore americano è diviso: scettico sul presidente ma allarmato dall’attivismo di Prevost
di
7 MAY 26

Leone XIV
Roma. “La condizione di uno scrittore cattolico al momento è più o meno quella di qualunque cattolico: siamo tutti disorientati dalle molte cose che ormai sembrano essere andate oltre il pensiero e l’azione razionali umani. Solo che per lo scrittore è peggio, perché deve mettere per iscritto parole per cercare di dare un senso non solo ai misteri profondi e alle controversie morali, ma anche al loro rapporto con il caos attuale. La cosa migliore che possa fare davanti a un foglio bianco – o più spesso oggi a uno schermo vuoto – è implorare la Divina misericordia di far scendere qualche frase decente che possa diffondere un raggio di speranza in mezzo all’oscurità e al rumore”. A scriverlo è stato Robert Royal, direttore di The Catholic Thing, presidente del Faith & Reason Institute di Washington e prolifico scrittore. Il tema centrale della sua riflessione non era lo scontro fra Donald Trump e il Papa, ma è evidente che anche questo rientra nel particolare momento attuale, dove al Pontefice viene imputato di essere a favore della bomba atomica iraniana. Ed è proprio negli Stati Uniti che la frenetica azione trumpiana ha mandato in tilt il côté intellettuale cattolico e conservatore che mai come ora si trova stretto fra il presidente che aveva sostenuto e il primo Papa della storia nato lì, in un sobborgo di Chicago. Il discrimine è stato l’attacco all’Iran, benché già i propositi di prendersi la Groenlandia avevano portato diversi esponenti di quel mondo a prenderne le distanze.
Sostenuti, implicitamente, anche dai vertici delle gerarchie episcopali, non certo di tendenza liberal (l’ex presidente e ordinario militare, mons. Timothy Broglio, aveva evocato anche l’obiezione di coscienza per i soldati chiamati a marciare sull’isola danese). Le bombe su Teheran hanno completato il quadro. Da una parte si faceva notare alla Casa Bianca che non vi era neppure un presupposto che potesse giustificare l’invocazione della guerra giusta. Dall’altra si profetizzava lo smottamento del parterre elettorale che aveva consentito a The Donald il ritorno al comando. Anche da qui è scaturito il fastidio del presidente, che ha preso di mira il Papa. L’americano di Chicago che dava udienza a David Axelrod e che nulla aveva detto contro gli ayatollah iraniani. Leone XIV, davanti alle prime bordate, aveva scelto di rispondere in modo scarno, “non ho paura”, richiamandosi al Vangelo e a quello che è il mestiere del Papa. Tutto si era faticosamente ricomposto, nonostante i suggerimenti di J. D. Vance su teologia e morale. L’intenzione era quella di spedire Marco Rubio per riportare la serenità. Peccato che nel frattempo Trump sia tornato alla carica, con Prevost che ha risposto smentendo di essere favorevole alle armi nucleari e auspicando che chi lo contesti lo faccia secondo verità. Non è una risposta incendiaria. E’ ferma ma concisa e puntuale. Però sbagliata, secondo una delle voci più note della galassia della destra americana, Raymond Arroyo del canale Ewtn: “Il Papa dovrebbe astenersi da queste conferenze stampa settimanali improvvisate. Permettono ai media di dettare il tono e di orientare le risposte. La maggior parte dei predecessori di Leone faceva notizia e non reagiva ad essa. In questo scenario il Papa viene presentato come una semplice voce tra le altre: questo sminuisce il suo ruolo. Sono i media a guidare il gioco e il Papa si presta, trascinato in controversie che in realtà non lo sono”. Tra i commenti, chi concordava: questo Papa “è un democratico”, “un bugiardo o uno che non conosce la Bibbia”. Si prospettano tempi complicati.
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Friulsardo, è nato nel 1986. Laureato in politica internazionale e diplomazia a Padova con tesi su turchi e americani, è stato arbitro di calcio. Al Foglio dal 2011, si occupa di Chiesa, Papi, religioni e libri. Scrittore prediletto: Joseph Roth (ma va bene qualunque cosa relativa alla finis Austriae). È caporedattore dal 2020.