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Il Papa alla Sapienza accontenta tutti, perfino gli anti Ratzinger
“Chi ricerca, chi studia, chi cerca la verità, alla fine cerca Dio, incontrerà Dio, troverà Dio”, ha detto Leone XIV parlando a braccio, davanti agli studenti che lo aspettavano all’esterno della Cappella universitaria della Sapienza. Ed è probabilmente il momento più significativo della visita all'ateneo romano
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14 MAY 26
Ultimo aggiornamento: 04:25 PM

Leone XIV alla Sapienza
Roma. “Chi ricerca, chi studia, chi cerca la verità, alla fine cerca Dio, incontrerà Dio, troverà Dio”, ha detto Leone XIV parlando a braccio, davanti agli studenti che lo aspettavano all’esterno della Cappella universitaria della Sapienza. Ed è probabilmente il momento più significativo della visita all’ateneo romano che Benedetto XVI, quasi vent’anni fa, non poté fare, costretto al silenzio dalla sguaiata protesta ordita da un manipolo di cattedratici che riuscì a impedire al professor Ratzinger – un loro collega – di prendere la parola nell’università fondata dai Papi. Due decenni dopo, tutto è cambiato. Niente folla delle grandi occasioni, neanche l’ombra della grande attenzione mediatica che si sarebbe avuta allora. Il Pontefice ha subito sottolineato che la sua è una visita “pastorale”, quasi a chiarire che il senso della sua presenza lì non avrebbe dovuto assumere i contorni di una sfida al pensiero illuminista. Che non avrebbe, insomma, tenuto alcuna lectio magistralis, come si è capito subito dopo, in Aula magna. Dopo la standing ovation sincera che il pubblico gli ha riservato e il fluviale discorso della rettrice Antonella Polimeni – ha citato la storia dell’ateneo, la Costituzione, la libertà, la pace, la guerra, Gaza, i migranti, le donne, i bambini – ha preso la parola il Papa. E si è compreso fin dalle prime battute che la mano che ha scritto il suo discorso non è quella che compose la lezione ratzingeriana mai pronunciata. Leone XIV si è rivolto ai giovani, “vi immagino a volte spensierati, lieti della vostra stessa giovinezza che, anche in un mondo travagliato e segnato da terribili ingiustizie, vi consente di sentire che il futuro è ancora da scrivere e che nessuno ve lo può rubare”.
Ha detto che “non dobbiamo nasconderci che molti giovani stanno male”, ha citato il “ripudio della guerra sancito nella Costituzione italiana”, che “ci sprona a un’alleanza spirituale con il senso di giustizia che abita il cuore dei giovani, con la loro vocazione a non chiudersi tra ideologie e confini nazionali”. Ha ricordato che “nell’ultimo anno la crescita della spesa militare nel mondo, e in particolare in Europa, è stata enorme: non si chiami ‘difesa’ un riarmo che aumenta tensioni e insicurezza, depaupera gli investimenti in educazione e salute, smentisce fiducia nella diplomazia, arricchisce élite cui nulla importa del bene comune. Occorre inoltre vigilare sullo sviluppo e l’applicazione delle intelligenze artificiali in ambito militare e civile, affinché non deresponsabilizzino le scelte umane e non peggiorino la tragicità dei conflitti”. Ha affermato che “insegnare è una forma di carità quanto deve esserlo soccorrere un migrante in mare, un povero per la strada, una coscienza disperata”. C’è stato perfino lo spazio per un inciso – che pareva davvero un inciso nel contesto del discorso – sul “preoccupante riscaldamento del sistema climatico” la cui situazione, nell’ultimo decennio “non sembra essere migliorata”. Scontato il successo, tale da far scattare in piedi l’uditorio, compreso il professor Nobel Giorgio Parisi, uno dei firmatari dell’appello contro Benedetto XVI. Ratzinger che non è stato citato, ma forse non era neppure il caso. Leone, con la sua visita, ha voltato pagina, ha voluto “condividere un breve momento nella fede”. Cercare, come da suo programma di pontificato, ciò che unisce e lasciando da parte ciò che divide. Non a caso, salutando i presenti, ha detto: “Collaboriamo insieme”. Due ore scarse per cancellare la vecchia onta. Missione compiuta.
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Friulsardo, è nato nel 1986. Laureato in politica internazionale e diplomazia a Padova con tesi su turchi e americani, è stato arbitro di calcio. Al Foglio dal 2011, si occupa di Chiesa, Papi, religioni e libri. Scrittore prediletto: Joseph Roth (ma va bene qualunque cosa relativa alla finis Austriae). È caporedattore dal 2020.