La rivoluzione della Chiesa tedesca può attendere. Per ora

Aumentano i dubbi tra i vescovi sull'opportunità di rompere con Roma. I laici, però, sono pronti alla battaglia: "Un no alla Conferenza sinodale sarebbe catastrofico"

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21 MAY 26
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Il presidente della Conferenza episcopale tedesca, mons. Heiner Wilmer

Roma. Alla Giornata cattolica di Würzburg, in Germania, al di là dei sorrisi e delle cortesie di rito, si è avvertita una tensione crescente rispetto al destino del Cammino sinodale e della sua attuazione pratica in terra tedesca. Il neopresidente dell’episcopato, mons. Heiner Wilmer, si è mosso da provetto diplomatico, rassicurando ma anche avvertendo che qualche ostacolo sul percorso c’è. Prima si è detto fiducioso che la Conferenza sinodale (l’organismo approvato lo scorso inverno costituito da più laici che vescovi con poteri decisionali anche su quel che avviene nelle diocesi) riceverà la recognitio vaticana. Quindi ha sottolineato che, però, i tempi saranno più lunghi del previsto: “Personalmente non credo che riusciremo già a riunirci a novembre, a causa delle dinamiche per cui il dossier passa da un dicastero all’altro”. Lo dice dopo aver trascorso un’intera settimana in curia, a Roma. Tastando dunque le difficoltà, confermate anche dal vescovo di Würzburg, mons. Franz Jung, che ha ammesso la “scarsa connessione” del Cammino sinodale in Germania con la Santa Sede.
Non è una frenata da poco: il calendario delle riunioni di questa Conferenza sinodale era già stato fissato. Sessione inaugurale il 6 e 7 novembre a Stoccarda, quindi una seconda riunione il 16 e 17 aprile a Würzburg. La questione, nonostante la complessità del processo sinodale tedesco, si riduce in sostanza a un unico – enorme – problema: è accettabile, a livello di diritto canonico, che sia istituito un organismo in cui vescovi e laici decidano insieme su “importanti questioni della vita ecclesiale di rilevanza sovradiocesana” (così recita il numero 94 del Documento finale)? Non si tratta di dettagli, se è vero che a gennaio lo stesso cardinale Reinhard Marx, cioè colui che si è intestato il Synodale Weg ben sette anni fa, ha fatto pubblicamente sapere ai confratelli che di far mettere il naso ai laici in problemi di sua competenza, nella sua diocesi, non ha alcuna intenzione. E con lui anche qualche altro alfiere del riformismo teutonico, come il vescovo di Magonza Peter Kohlgraf. In questi mesi, Leone XIV si è espresso pubblicamente due volte sul percorso sinodale tedesco. La prima a dicembre, quando si disse “consapevole che molti cattolici in Germania ritengono che alcuni aspetti del Cammino sinodale che è stato celebrato in Germania fino a ora non rappresentino la loro speranza per la Chiesa o il loro modo di vivere la Chiesa”. La seconda, pochi giorni fa, quando ha ribadito la contrarietà al vademecum per la benedizione delle coppie formate da persone dello stesso sesso, adottato da tredici diocesi su ventisette. Da prefetto per i Vescovi, l’allora cardinale Robert Prevost aveva seguìto l’iter sinodale tedesco, partecipando anche agli incontri con i rappresentanti della locale Conferenza episcopale. E come lui, l’allora prefetto del dicastero per i Testi legislativi, mons. Filippo Iannone, scelto da Leone come proprio successore ai Vescovi. Proprio Iannone, già nel 2019, scriveva a Marx che “si ha l’impressione che la Conferenza episcopale e lo ZdK (il comitato dei cattolici tedeschi, ndr) siano pari tra loro: mandano un numero uguale di partecipanti, appartengono di pari diritto alla presidenza, hanno voto deliberativo, ecc. Questa parità tra vescovi e laici non può sussistere ecclesiologicamente”. Domandava retoricamente, mons. Iannone, come potesse “un’assemblea di una Chiesa particolare deliberare su temi della Chiesa universale” e come potesse “una conferenza episcopale lasciarsi determinare da un’assemblea di cui la maggioranza dei membri non sono vescovi”. In questi mesi, il Papa ha proceduto a una serie di colloqui con vari rappresentanti del processo sinodale: sia i favorevoli, sia gli oppositori sono stati ascoltati. Ma anche voci del laicato fermamente contrarie alle derive approvate in Germania. Sono coloro che plaudono sì alla fermezza vaticana, contestando però che i dubbi di Roma vertano esclusivamente su questioni di diritto: non è tanto – sostengono – l’aderenza della Conferenza sinodale al Codice canonico, quanto il fatto che si voglia rivoluzionare la morale e la dottrina. Che qualcosa si sia inceppato, in queste ultime settimane, lo dimostra anche l’irritazione insolita di Irme Stetter-Karp, la presidente del Comitato dei cattolici tedeschi, il potente organismo schieratissimo a favore dei cambiamenti più radicali. Stetter-Karp ha chiesto al presidente dell’episcopato di rendere conto dell’atteggiamento ostile dei quattro vescovi contrari al Synodale Weg, ritenendo che il loro sottrarsi al processo in corso abbia causato danni a livello internazionale. Se il Vaticano desse loro retta e bloccasse la Conferenza sinodale, “sarebbe catastrofico per la nostra Chiesa locale”.