Il gran discorso di Papa Leone sulla crisi della fede

Nel suo discorso, Leone XIV ha citato Papa Francesco (in particolare l’Evangelii gaudium, di cui si discuterà anche al concistoro di fine giugno), Giovanni Paolo II e quanto scriveva Benedetto XVI nel libro L’Europa di Benedetto nella crisi delle culture del 2005

28 MAG 26
Ultimo aggiornamento: 17:15
Immagine di Il gran discorso di Papa Leone sulla crisi della fede

Leone XIV

“La trasmissione della fede passa necessariamente attraverso l’incontro con persone e comunità che esprimono la gioia della fede cristiana e la coerenza di uno stile di vita evangelico. Non è certo annacquando i contenuti e ammorbidendo le esigenze che si può rendere attraente il cristianesimo, ma testimoniando con umiltà e coraggio ‘la via, la verità e la vita’ che ha convertito e santificato tante persone”. E’ di grande rilievo il discorso che Leone XIV ha tenuto ieri mattina ricevendo i partecipanti alla sessione plenaria del dicastero per l’Evangelizzazione. Accantonata per un attimo l’enciclica, il Papa si è soffermato sulla prima missione della Chiesa, l’evangelizzazione, che “chiede di continuare a essere la motivazione fondamentale di ogni azione della Chiesa universale e delle comunità locali”. Il punto di partenza dell’analisi del vescovo di Roma è che “soprattutto nei paesi dell’occidente, la crisi della fede, insieme ad altri fattori socio-culturali, ha dato luogo a una diffusa indifferenza religiosa. La fede, a molti, appare come non più rilevante per la propria vita. Il pericolo sotteso, non sempre percepito nella sua gravità, è che venga a mancare il respiro per quanto vi è di più propriamente umano, cioè la ricerca del senso”. 
“Le grandi questioni esistenziali – ha proseguito il Papa – rimangono inevase, mentre dilaga una cultura tecnologica che dovrebbe rispondere a ogni esigenza”. Però non è tempo di campane a morto né delle solite bolse analisi sulla secolarizzazione trionfante e sulle chiese chiuse. C’è molto altro, come ha potuto constatare lo stesso Leone XIV lo scorso agosto a Tor Vergata: “Grande attenzione merita la forte richiesta di spiritualità che, soprattutto nei giovani, si fa strada e che si è espressa in maniera evidente in occasione del Giubileo dei giovani. La nuova generazione non ha preclusioni nei confronti del Vangelo; al contrario, molti, quando lo riscoprono, desiderano conoscerlo meglio, perché percepiscono che in esso si nasconde il segreto per essere veramente felici”. E’ una domanda “che i nostri contemporanei pongono con sempre maggiore insistenza, e che richiede una risposta credibile e coerente. L’evangelizzazione non fa affidamento sull’efficienza delle strutture o sulla rilevanza sociale, e nemmeno sul consenso che si può ricevere in qualche momento. Ciò che rimane essenziale è piuttosto avere fiducia nella guida dello Spirito Santo, seguire le strade che Lui indica per condurre molti a Cristo, alla sua parola che salva, al suo amore che rinnova la vita”. Certo, “l’evangelizzazione deve misurarsi oggi, in modo particolare, anche con mutate condizioni e dinamiche nella trasmissione della fede di generazione in generazione. In alcune regioni del mondo questa trasmissione si è pressoché interrotta, e ciò richiede la capacità di farsi carico di nuove sfide. Le cause di tale situazione sono conosciute e molteplici”, ha sottolineato il Pontefice, ma “ciò che ne risulta è comunque, nelle giovani generazioni, una ‘povertà’ spirituale, una carenza di motivazioni e di strumenti per poter maturare in piena libertà quell’adesione di fede che dà senso alla vita”.
Un’attenzione particolare il Papa l’ha richiesta per i catecumeni, che in numero sempre più significativo chiedono il battesimo”, come dimostrano i numeri in Francia, nei paesi scandinavi, in Gran Bretagna. “Il gioioso servizio della comunità nell’accogliere e accompagnare i catecumeni non può concludersi con la celebrazione del sacramento. Altrettanta responsabilità richiede il compito successivo, quello cioè di offrire un ambiente nel quale trovino riscontro le attese che hanno portato ad aderire a Cristo e alla sua Chiesa”. Leone XIV, nel suo discorso, ha citato Papa Francesco (in particolare l’Evangelii gaudium, di cui si discuterà anche al concistoro di fine giugno), Giovanni Paolo II e quanto scriveva Benedetto XVI nel libro “L’Europa di Benedetto nella crisi delle culture” del 2005. Significativo.