Chiesa
IL VIAGGIO DI LEONE •
Il manifesto del Papa che va ben oltre la Spagna
Importante discorso al Parlamento spagnolo, tappa clou di un viaggio che sta andando oltre le migliori aspettative
9 GIU 26

Leone XIV al Parlamento spagnolo
Roma. Più di un milione nelle strade di Madrid per la processione del Corpus Domini. Più di mezzo milione di giovani alla Veglia di sabato. L’inizio del viaggio di Leone XIV in Spagna sta andando oltre le attese più ottimistiche. Per settimane si dava conto solo delle proteste dei quattro di Podemos, dei massoni e degli anarchici, pronti a boicottare la venuta in terra iberica del capo della Chiesa cattolica. Poco s’era detto e scritto, invece, su quel popolo fedele che sarà pure minoranza, ma che ha risposto alla chiamata del vescovo di Roma, accolto da tutte le campane di Madrid che suonavano a festa. Ieri mattina, Leone è entrato in Parlamento, primo Pontefice a prendere la parola in quella sede. Poco prima aveva avuto un breve colloquio con Pedro Sánchez, le foto di rito mostrano il premier assai sorridente. Espressione lieta che pareva meno evidente un’ora dopo, mentre il Congresso tributava sei minuti di applausi al Papa che aveva appena terminato di parlare. Leone non è stato diplomatico, non ha “volato alto” come qualcuno dell’entourage vaticano prevedeva, spiegando che mai e poi mai il Papa sarebbe entrato nel dibattito politico interno. Men che meno al terzo giorno di una visita che ne dura sette.
Invece, tra citazioni del “Don Chisciotte” e riflessioni sulla gloriosa Scuola di Salamanca, il Papa ha subito toccato il tema clou, aborto ed eutanasia. Prevost è partito citando Benedetto XVI al Bundestag, quando disse che “ogni società veramente giusta si fonda sul riconoscimento della dignità inviolabile della persona umana. Tale dignità precede ogni concessione dello stato e non può essere subordinata a consensi sociali mutevoli o alle fluttuazioni delle maggioranze del momento ”. Premesso ciò e citando Francesco, Leone si è chiesto: “Se la vita cessa di essere riconosciuta come un valore fondamentale, quale futuro possono avere le nostre società? Può dirsi pienamente giusta una comunità che lascia nell’ombra il bambino non ancora nato, l’anziano, il malato, chi soffre in silenzio o chi dipende interamente dalla cura degli altri? La difesa della vita umana non è una questione di interesse particolare né confessionale: è una meta di civiltà. Ogni vita umana dev’essere riconosciuta e custodita dal concepimento fino al suo naturale tramonto, in ogni circostanza della sua esistenza”. Non solo: mentre il governo lavora per depenalizzare la derisione delle credenze religiose in nome della libertà d’espressione, il Papa ha ricordato che “la libertà su cui si fonda lo stato contemporaneo, se è autentica, riconosce la dimensione religiosa dell’essere umano, la rispetta e la tutela giuridicamente; ed evita che qualcuno debba rinunciare a contribuire alla società in cui vive a causa della propria fede”. Una parola anche sul “sigillo sacramentale della Confessione” che “riveste un’importanza speciale per la Chiesa cattolica. Esso si inserisce nel contesto più ampio della libertà religiosa, che garantisce alle comunità credenti uno spazio proprio di vita”. A rasserenare un po’ Sánchez, le parole sulla pace e contro il riarmo, che non è “la risposta quasi inevitabile di fronte alla fragilità dello scenario internazionale”. Sui migranti, il Pontefice ha ribadito che vanno salvati, accolti e integrati. Ma “nessuna nazione può affrontare da sola una sfida di questa portata. Per questo è indispensabile una risposta coordinata, solidale ed efficace”. Sempre ricordando il “diritto” dei migranti “di rimanere nella propria terra”.
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Friulsardo, è nato nel 1986. Laureato in politica internazionale e diplomazia a Padova con tesi su turchi e americani, è stato arbitro di calcio. Al Foglio dal 2011, si occupa di Chiesa, Papi, religioni e libri. Scrittore prediletto: Joseph Roth (ma va bene qualunque cosa relativa alla finis Austriae). È caporedattore dal 2020.
