Se Madrid e Barcellona litigano, significa che il viaggio del Papa sta andando bene

A Madrid gongolano per il numero di fedeli scesi in piazza, dal mezzo milione per la Veglia (a Barcellona erano quarantamila), al milione e duecentomila per la processione del Corpus Domini. Dalla Catalogna rispondono che i quarantamila della Veglia erano il massimo consentito. A Madrid pubblicano le foto del Papa con la maglia del Real Madrid mentre visita gaudente il museo del Bernabeu, a Barcellona rispondono con una vecchia foto di Wojtyla pro Barça

11 GIU 26
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Leone XIV nella cattedrale di Barcellona

Roma. A Barcellona, appena arrivato, il Papa ha parlato in latino mentre a Madrid l’hanno costretto al solito castigliano, da provinciali quali sono. E poi, volete mettere le atmosfere gotiche respirate nella cattedrale di Sant’Eulalia, capolavoro del XIII secolo, al confronto della quale l’Almudena madrilena, consacrata da Giovanni Paolo II poco più di trent’anni fa, risulta una chiesetta come tante? La galassia social è invasa da un profluvio di commenti come questi: Leone XIV, che senza sosta invoca pace e dialogo, è finito suo malgrado nel mezzo della solita disputa fra le due grandi capitali del regno iberico, ciascuna delle quali sostiene di aver vinto la “guerra”. 
Non sono battute, divertissement per occupare i tempi morti tra i vari appuntamenti del lungo viaggio del Papa in Spagna. Sono questioni che finiscono sui giornali, con articoli ed editoriali: chi ha fatto meglio? A Madrid gongolano. Intanto per il numero di fedeli scesi in piazza per i vari appuntamenti, dal mezzo milione per la Veglia (a Barcellona erano quarantamila), al milione e duecentomila per la processione del Corpus Domini. Dalla Catalogna rispondono che i quarantamila della Veglia allo Stadio olimpico erano il massimo consentito e che le prenotazioni sono state esaurite in venti minuti. A Madrid pubblicano le foto del Papa con la maglia del Real Madrid mentre visita gaudente il museo del Bernabeu, a Barcellona rispondono con una vecchia foto di Wojtyla pro Barça. Bazzecole, fino a un certo punto: la questione catalana è centrale. La Vanguardia ha fatto notare che mentre il presidente della Generalitat dava il benvenuto al Papa nella “nazione” catalana, più tardi Prevost parlava di “regione” e invitava gli astanti a farsi “costruttori di unità”. Prevost che si è pure sforzato di parlare catalano – alla veglia intervallava, nelle risposte alle domande che gli venivano fatte, le due lingue – con risultati non proprio memorabili. Al di là di questa disfida che mai perirà, confrontare piazze piene e stadi oranti è il segno del successo del viaggio. Forse insperato dagli stessi organizzatori. Dopo anni di cronache dalla Spagna ipersecolarizzata, con le chiese vuote e il crollo della partecipazione ai sacramenti e con il macigno degli abusi su cui anche in questi giorni la stampa locale ha indugiato, lo scenario non prometteva niente di buono. E invece. Saranno maggioranze silenziose che non godono della ribalta della stampa o minoranze creative che mantengono viva la fiamma della fede in Europa? Stiamo assistendo a un risveglio insperato i cui segnali in pochi hanno avvertito? I battesimi in Francia, le conversioni in Svezia e Norvegia, il boom cattolico in Gran Bretagna. Ora la Spagna. Più che casi isolati, pare una tendenza. Flebile, certo. Ma evidente. Anche di questo si parlerà domenica prossima a Caorle, nell’ambito di “Chiamare le cose con il loro nome”, la tre giorni di incontri organizzata da Tempi nella località veneta (si aprirà venerdì alle 21 con Alessandro Sallusti). Alle 11, in piazza Vescovado, sarà assegnato il Premio Luigi Amicone (il presidente del Comitato che conferisce il riconoscimento è Giuliano Ferrara) e Premio Cultura Città di Caorle alla vaticanista portoghese Aura Miguel, che dialogherà sulla Chiesa al tempo di Papa Leone XIV con il patriarca di Venezia, mons. Francesco Moraglia. Un risveglio di cui lo stesso Pontefice aveva parlato allo Stadio olimpico di Barcellona, martedì sera, quando aveva osservato che “numerosi giovani e adulti stanno riscoprendo la fede cristiana, magari dopo un periodo della vita in cui si erano un po’ allontanati da Dio. Si tratta di un passo davvero importante. Infatti, tutto ciò che scopriamo, accogliamo e viviamo gradualmente lungo il cammino contribuisce certamente alla nostra crescita, alla nostra maturità e ad ampliare gli spazi di vita dentro di noi; ma, allo stesso tempo, tra le gioie, i successi e le sconfitte, ci rendiamo conto che abbiamo bisogno di un’altra acqua per dissetarci più profondamente. Il nostro desiderio di verità e di felicità ha bisogno di un orizzonte più ampio”. Un dialogo che non ha risparmiato storie di dolore e drammi personali. “Anche noi siamo come Nicodemo”, ha detto il Papa: “Mentre avanziamo lentamente, a piccoli passi, siamo chiamati a dialogare con la penombra della nostra stessa condizione umana: ci manca la verità tutta intera, non conosciamo in profondità il mistero di noi stessi e il vero volto degli altri, non sempre riusciamo a comprendere la verità nascosta della realtà che ci circonda e degli avvenimenti che si presentano davanti ai nostri occhi. Cerchiamo una luce che illumini il cammino”. Ieri sera, dopo la messa celebrata nella Sagrada Família, Leone XIV ha inaugurato la Torre di Gesù Cristo e ha assistito a uno spettacolo pirotecnico. Oggi si parte per le Canarie, dove il tema dei migranti sarà centrale. In discorsi e omelie.