Chiesa
LEONE XIV E L'EUROPA •
Il Papa ha dimostrato che l'occidente non è ancora tramontato
Dopo aver dato spazio alle trenodie, aver compulsato il numero di chiese chiuse e contato le teste canute dei presenti alle messe domenicali, dalla Spagna arrivano immagini che paiono andare in tutt’altra direzione. Per l'Europa, forse, c'è ancora una possibilità
13 GIU 26

Leone XIV allo Stadio Bernabeu
Roma. A forza di parlare di tramonto dell’occidente, siamo già all’alba del giorno dopo. L’Europa del Terzo millennio sarà cristiana o non sarà, disse Giovanni Paolo II. Un po’ profezia, un po’ speranza. Sta di fatto che dopo aver dato spazio alle trenodie, aver compulsato il numero di chiese chiuse e contato le teste canute dei presenti alle messe domenicali, dalla Spagna arrivano immagini che paiono andare in tutt’altra direzione. Intanto il milione abbondante di presenti alla processione del Corpus Domini per le vie di Madrid, quindi gli ottantamila che hanno salutato Papa e Vergine dell’Almudena allo stadio Bernabeu.
E poi la solennità maestosa della tappa catalana, tra le volte gotiche dell’antica cattedrale di Sant’Eulalia, lo spettacolo meraviglioso davanti alla Sagrada Família nel centenario della morte del suo geniale architetto, Antoni Gaudí. Ma davvero le analisi mortifere erano sbagliate? Quella vista in Spagna è la manifestazione di una rinascita o la revanche identitaria di una minoranza che finalmente dopo quindici anni vede un Papa dal vivo e sfoga il proprio ardore e la frustrazione per il militarizzato laicismo di Pedro Sánchez e dei suoi pudichi secolaristi che dalle colonne delle gazzette d’establishment avevano dato spazio a massoni e anarchici (e perfino ai quattro di Podemos) ostili alla presenza del “capo della Chiesa cattolica” sul suolo spagnolo? Qualche tempo fa era stato pubblicato uno studio che mostrava timidi segnali in controtendenza: nelle nuove generazioni si vedeva aumentare il numero di quanti sentivano “un desiderio di qualcosa di più, una sete di Dio e un senso duraturo”, come ha detto qualche giorno fa il Papa in un’udienza. Non si tratta di ragazzi e ragazze che scendono in piazza rivendicando il crocifisso nelle aule scolastiche, ma di gente alla ricerca di un senso. Niente di diverso da quanto si vede in Francia con i record di battesimi pasquali, o più a nord in Scandinavia e Gran Bretagna. Che qualcosa di serio stia accadendo lo dimostra anche la missione dei vescovi tedeschi, pronti a visitare tre diocesi francesi per capire “quali strade portano le persone alla fede e come possiamo accompagnarle pastoralmente in modo sostenibile. Le conoscenze acquisite devono essere rese fruttuose per la pratica pastorale in Germania”, ha detto il vescovo di Magonza, mons. Peter Kohlgraf.
Leone XIV ha rimesso al centro l’Europa. Certo, è andato in Africa e in autunno volerà in America latina, ma è finita l’anomalia di un Papa come Francesco che considerava l’Europa solo dalle sue periferie. In Spagna non ci mise mai piede e perfino alcuni dei suoi amici più stretti non se ne capacitavano. Un’anomalia, appunto. Si può parlare di continuità valutando il rigo d’un discorso, il passaggio di un’omelia, il gesto simbolico. E la continuità c’è, come è ovvio. Però c’è anche altro. La periferia non è solo quella che sta a dodicimila chilometri da Roma: la si trova anche girando l’angolo. Le cose, poi, si possono conciliare, come dimostra il viaggio spagnolo che ha messo insieme il Rosario nell’abbazia di Montserrat con la due giorni alle Canarie, tra i migranti e i loro soccorritori. Come, del resto, si può conciliare la visita a Montecarlo con quella a Lampedusa, tra poche settimane. Ma l’Europa che cerca Dio non può essere lasciata indietro, alla stregua d’un relitto che attende ormai solo d’essere definitivamente sommerso dalle acque. E’ in crisi, certo: lo stesso Papa l’ha detto a fine maggio, ricevendo una delegazione del Parlamento europeo: “Negli ultimi decenni possiamo osservare che il rifiuto dell’ispirazione cristiana dei padri fondatori delle istituzioni dell’Unione europea ha portato a un tempo di drastica sterilità, non solo perché troppi sono stati privati del diritto di nascere, ma anche perché non si è riusciti a trasmettere gli strumenti materiali e culturali di cui i giovani hanno bisogno per affrontare il futuro”. Leone parla di radici, anche in senso lato: non è più questione di preamboli costituzionali, ma di autocoscienza. L’Europa sa ancora cosa sia, quale sia la sua storia e perché è unita? Ha contezza della sua anima? Il viaggio in Spagna ha cercato di dare una risposta a questi interrogativi e a maggior ragione lo farà la visita in Francia, a settembre. Parigi, Lourdes (dove celebrerà la messa nella spianata davanti alla Grotta, al di là del Gave) e Metz, quest’ultima aggiunta all’ultimo. La motivazione l’ha data lo stesso vescovo della città: “La regione della Mosella è una terra la cui storia è stata segnata da tanti conflitti e divisioni. Grazie a figure di riconciliazione come il venerabile Robert Schuman, essa offre una preziosa testimonianza del fatto che l’odio non ha l’ultima parola, ma che, al contrario, i nemici di ieri possono diventare fratelli. Questo messaggio di pace riecheggia l’appello del Santo Padre per una ‘pace disarmata e disarmante’ nel cuore del nostro mondo diviso”. Il Papa pellegrino a casa di uno dei grandi padri fondatori dell’Unione, avviato verso l’onore degli altari. Il primo presidente del Parlamento europeo che parlò di Europa delle cattedrali, testimoniando come dato di fatto l’innervatura cristiana del continente. Che paradosso che a ricordare la storia del Vecchio continente sia un signore nato a Chicago e finito a fare il missionario in Perù.
Di più su questi argomenti:
Friulsardo, è nato nel 1986. Laureato in politica internazionale e diplomazia a Padova con tesi su turchi e americani, è stato arbitro di calcio. Al Foglio dal 2011, si occupa di Chiesa, Papi, religioni e libri. Scrittore prediletto: Joseph Roth (ma va bene qualunque cosa relativa alla finis Austriae). È caporedattore dal 2020.
