Dalla Germania parte l'ennesima ribellione contro il Vaticano

Il dicastero per il Culto divino dice no ai tedeschi che volevano far predicare i laici durante la messa e dalla Germania. La reazione: si va avanti

25 GIU 26
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Il presidente dell'episcopato tedesco, mons. Heiner Wilmer

Roma. Martedì, il dicastero per il Culto divino e la disciplina dei sacramenti ha pubblicato un comunicato stampa in cui fa sapere che mesi fa la Conferenza episcopale tedesca aveva chiesto un indulto per consentire ai laici di tenere l’omelia durante la messa e che tale richiesta è stata bocciata. Già il fatto che un dicastero pubblichi un comunicato stampa fa capire quanto basso sia il clima di fiducia fra Roma e la Chiesa tedesca: di solito queste faccende si risolvono in modo privato. Ma dopo l’incidente di qualche settimana fa, quando si scoprì che da un anno e mezzo il Vaticano aveva detto no alla benedizione per le coppie omosessuali e nonostante ciò una buona parte dei vescovi tedeschi era andata avanti come se nulla fosse, è meglio mettere le cose in chiaro. Il comunicato stampa è breve, dà conto dell’impegno della Chiesa in Germania per coinvolgere il laicato nella trasmissione della Parola, cosa buona e giusta, naturalmente. Ma insomma, resta un no. Ben argomentato nella più ampia lettera firmata dal cardinale prefetto Arthur Roche e dal segretario mons. Vittorio Viola, che non sono di certo due arcigni tradizionalisti.
Il problema è che, come sovente accade, la reazione in Germania è di ribellione. La prima a parlare è stata la presidente del Comitato centrale dei cattolici, Irme Stetter-Karp. La signora ha ricordato che il Synodale Weg aveva approvato già nel 2023 un documento intitolato “Annuncio del Vangelo da parte dei laici nella parola e nel sacramento” con tanto di plauso di diversi presuli e quindi “ci aspettiamo che i vescovi tedeschi ribadiscano a Roma la loro posizione sulla questione, rafforzino le proprie argomentazioni e non interpretino in alcun modo la lettera del cardinale Roche come un motivo di scoraggiamento”. Non poteva mancare, poi, la voce della Kfd, l’Associazione delle donne cattoliche di Germania di cui il Foglio si sta occupando da qualche giorno (sono quelle che vorrebbero l’aborto negli ospedali cattolici con tanto di copertura sanitaria, la messa al bando dei movimenti pro life e l’educazione sessuale fin dalla più tenera età nelle scuole): la scelta romana, dicono, altro non è che “un ulteriore segnale della mancanza di uguaglianza tra uomini e donne nella Chiesa cattolica. Finché le donne, nonostante la loro competenza, la loro vocazione e il loro impegno, continueranno a essere escluse da servizi ecclesiali centrali, la Chiesa perderà ulteriormente credibilità”. Quindi, siamo passati dalla richiesta che un laico potesse sostituirsi al sacerdote durante l’omelia alla richiesta che a farlo sia una donna.
La responsabile spirituale della Kfd, Ruth Fehlker, dice però una cosa evidente: “Questa decisione mostra ancora una volta quanto sia profondo il divario tra le realtà pastorali di molte Chiese locali e le direttive provenienti da Roma”. Noi Siamo Chiesa ha definito la scelta del Vaticano “una decisione di principio completamente lontana dalla realtà” la cui applicazione rigorosa “porterebbe a un ulteriore logoramento dei pochi chierici ancora disponibili e allo svuotamento delle parrocchie e delle comunità”. In pratica, si sostiene, se non si permette ai laici di predicare, la gente se ne va dalle parrocchie: una specie di ricatto. La motivazione addotta dal dicastero, però, è molto semplice: l’omelia fa parte della celebrazione e del munus docendi, che è proprio del ministro ordinato. Non è, insomma, una “riflessione biblica”. E’ parte integrante dell’atto liturgico presieduto dal sacerdote.