Il drammatico appello del Papa per evitare lo scisma lefebvriano

“Lacerare la Tunica di Cristo è un peccato di estrema gravità”. La replica da Écône con una lettera di don Davide Pagliarani: “Vostra Santità mi esorta paternamente a evitare uno scisma che, teoricamente, avrebbe già avuto luogo"

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Ultimo aggiornamento: 06:49
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Leone XIV

Roma. Mentre a Écône, in Svizzera, si stava allestendo l’altare per le consacrazioni episcopali della Fraternità San Pio X in programma questa mattina, a Roma la Sala stampa vaticana diffondeva il testo di una lettera spedita due giorni fa dal Papa al superiore generale lefebvriano, don Davide Pagliarani. Un testo breve in cui Leone XIV si rivolge all’interlocutore “con animo paterno” e quasi lo supplica di evitare ciò che comporterebbe lo scisma. Con spirito “colmo di affetto cristiano, vi prego e vi chiedo con tutto il cuore: tornate sui vostri passi! Vi esorto a considerare attentamente il bene spirituale dei fedeli, perché l’atto scismatico che compireste li priverebbe della ricezione lecita e in taluni casi persino valida dei sacramenti che essi amano e cercano per la propria santificazione”. Il Papa prega per la Fraternità “perché lacerare la Tunica inconsutile di Cristo è un peccato di estrema gravità. Il Signore illumini le vostre coscienze e risvegli i vostri cuori. Per l’autorità ricevuta da Cristo, con animo addolorato, ma ancora pieno di speranza, sento il dovere di chiedervi di desistere dal vostro intento”. Leone XIV riconosce “l’attaccamento alla vita liturgica, l’impegno nella formazione sacerdotale, lo zelo apostolico e il desiderio di fedeltà alla Tradizione che caratterizzano molte persone e comunità legate a codesta Fraternità. Ciò ha motivato l’atteggiamento di attenzione e di benevolenza che i miei predecessori vi hanno costantemente manifestato”, ma sostanzialmente si limita a un appello, benché drammatico, consapevole che il tempo è ormai scaduto. La lettera non è una sorpresa: lui stesso, due settimane fa, l’aveva annunciata uscendo da Castel Gandolfo. Ma in quell’occasione non aveva lasciato molti margini a interventi più consistenti: “E’ una loro scelta”, aveva aggiunto. E non è un mistero che in Vaticano, anche tra quanti ritengono che la pazienza con la San Pio X sia esaurita, la strategia non appare chiara: qual è il senso di non voler ricevere Pagliarani per undici mesi e poi chiedergli tramite lettera di cambiare idea a quarantott’ore dalle ordinazioni annunciate quattro mesi fa? 
Lo stesso superiore generale, nella sua risposta di ieri pomeriggio, parte proprio da questa considerazione: “Sono stato profondamente toccato dalla Sua paterna sollecitudine. Da tempo avrei desiderato avere l’occasione di incontrarla per esprimerle personalmente il nostro sincero desiderio di servire la Chiesa. Purtroppo, questa occasione non si è presentata”. Una risposta che poi, come accade da un quarantennio, segue il medesimo copione: l’accusa a Roma, benché cortese: “Nel contesto attuale, ci sembra che sia proprio nostro dovere fare tutto il possibile per ricucire la tunica di Cristo, lacerata da forze e pressioni incompatibili con uno spirito autenticamente cattolico”. Ancora, “lungi da noi l’idea di separarci dalla Chiesa di Roma; al contrario, desideriamo servirla con mezzi straordinari, come si presta aiuto a una madre in difficoltà che ha bisogno di un sostegno particolare, anche se questo non è compreso da tutti. Sono però certo che il Santo Padre potrebbe comprenderlo”. Quindi, l’implicita ironia: “Mi permetto di chiederle filialmente di prendersi il tempo che questo discernimento richiede”. Il superiore generale passa poi a contestare la minaccia romana di scomuniche automatiche: “Le chiederei di riflettere su due fatti molto semplici. Anzitutto, la Fraternità è già stata dichiarata scismatica nel 1988, per ragioni e in circostanze del tutto analoghe a quelle odierne; e tuttavia, dopo tanti anni, oggi ci parliamo come un padre con suo figlio. Vostra Santità mi esorta paternamente a evitare uno scisma che, teoricamente, avrebbe già avuto luogo. Non ritiene che questo stesso atteggiamento, del quale apprezzo profondamente la sollecitudine, costituisca precisamente la prova che la Fraternità non è né scismatica né ostile alla Chiesa?”. E poi, che ne sarà degli aderenti alla comunità fondata da Lefebvre? “Queste anime non desiderano altro che raggiungere la salvezza attraverso questo strumento che la Provvidenza ha posto a loro disposizione. Hanno sofferto e sono sincere. Sono certo che il Suo cuore paterno di Pastore universale sarà sensibile a questa situazione così particolare. Un giorno, tutte le difficoltà tra la Santa Sede e la Fraternità saranno risolte. Un gesto di comprensione da parte Sua, lungi dal nuocere all’unità, non potrebbe che manifestare agli occhi del mondo e di tutti i cristiani la Sua sollecitudine per l’unità e la Sua bontà di padre”.