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Quattro vini per festeggiare un’amicizia Italia-Usa di tipo nuovo, basata sulla pari dignità
Un bicchiere di Chakra Verde, poi si passa al lambrusco. Con Trump non si può brindare. E con Vance, lasciamo stare
27 GIU 26

Foto Getty
Cinque vini per brindare all’inimicizia Italia-Usa? No, facciamo quattro per festeggiare un’amicizia Italia-Usa di tipo nuovo, basata sulla pari dignità. E sul vino, un settore in cui gli americani proprio non possono guardarci dall’alto in basso. Anche volendo, con Trump non si può brindare: che sia pazzo non è certo (lo si sospetta soltanto), che sia astemio è acclarato. Con Vance, magari? Lui beve, pur non essendo un esperto. O almeno non lo era negli anni raccontati in “Elegia americana”, l’autobiografia praecox. Venne invitato, lui figlio di una famiglia sgangherata della Rust Belt, in un lussuoso ristorante di New Haven, Connecticut. La cameriera gli chiede: “Sauvignon o chardonnay?”. Lui ha un attimo di smarrimento ma siccome è sveglio risponde chardonnay: “Non perché sapessi com’era il sauvignon, ma perché era più facile da pronunciare”. Glielo dico io com’è il sauvignon, anzi glielo faccio dire da Luigi Veronelli, il primo e forse l’ultimo critico enologico italiano: un vino che sa di pipì di gatto. Non credo ci sia bisogno di aggiungere la mia opinione.
Restando sui bianchi, al vicepresidente Vance augurerei la presidenza alzando, in onore delle radici braminiche dell’attuale Second Lady, un bicchiere di Chakra Verde, verdeca prodotta a Putignano da Giovanni Aiello, territorialmente pugliese ma onomasticamente indiana. Poi passerei al lambrusco perché il campione dell’autoctonia ampelografica (discende dalla vite selvatica presente in Val Padana prima della presenza umana) rappresenta al meglio la nostra nuova autonomia politica. Berrei, freddissimo, un Lambrusco del Fondatore, ricco di storia fin dal nome, prodotto dai Chiarli a Castelvetro di Modena. Proseguendo con le antiche tradizioni, il terzo vino da stappare è il Bòggina A di Petrolo, un sangiovese affinato in anfora da Petrolo a Mercatale Valdarno, nella Toscana più iconica, pullulante proprio di turisti americani. Quando i raffinati abitanti della Magna Grecia facevano fermentare il vino nelle giare di terracotta, i nativi americani conoscevano soltanto l’acqua del ruscello. Infine un Valpolicella, siccome il santo patrono dell’amicizia alcolica Italia-Usa non può che essere Hemingway. Durante i suoi soggiorni veneziani, il grande scrittore prosciugava innumerevoli bottiglie di questo rosso veronese. Scelgo maliziosamente il Valpolicella Tasi, il cui nome vernacolare viene tradotto, in etichetta, da una donna stilizzata che porta il dito alle labbra: Taci! Spiegare a chi rivolgerei tale imperativo è del tutto superfluo.
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Vive tra Parma e Trani. Scrive sui giornali e pubblica libri: l'ultimo è "La ragazza immortale" (La nave di Teseo).
